Monte Berlinghera
Mi lascio alle spalle agosto e la Sicilia e busso subito alla porta del Gruppo. Mi apre Ezio, che propone il Monte Berlinghera, mentre Gino vola in Islanda a far visita al figlio e alla nipotina (e alle islandesi tutte, dice lui... vabbè!). Vada quindi per il Berlinghera dove andai, solo soletto, anni fa.
La giornata promette bene e alle sette in punto lasciamo Pescate alla volta di San Bartolomeo, punto di partenza appollaiato sopra Gera Lario. In auto discutiamo e "filosofiamo" di politica, guerre, economia, massimi e minimi sistemi.
Filosofando sbagliamo svolta e finiamo in un alpeggio sconosciuto dal quale osserviamo, increduli, San Bartolomeo a chilometri di distanza di fronte a noi, sormontato dalla piramide del Berlinghera.
| Siamo finiti all'Alpe Piazza! |
Non ci perdiamo d'animo e ci affidiamo a Komoot il quale ci rivela che ci troviamo all'Alpe Piazza e che la nostra meta è raggiungibile anche da lì, seppur attraverso un giro più lungo. Ci incamminiamo seguendo le indicazioni del nostro fido navigatore e poco dopo incontriamo una palina che ce lo indica a due ore e cinquanta.
| Forza e coraggio ... |
Il sentiero sale ripido e sconnesso. Facciamo della facile ironia paragonandolo ai sentieri delle Dolomiti o della vicina Engadina. Giunti all'Alpe Gigiai, che consta solamente di una casera e di una stalla, rivediamo il Monte Berlinghera che appare sempre parecchio distante. Certo, da San Bartolomeo sarebbe stata un'altra vita...
| Il Berlinghera è sempre là! |
Davanti a noi, ben visibile, c'è il Terminone. Il nome parla quasi da solo: si tratta infatti di un antico muro a secco di confine che divideva i pascoli dell'Alpe Gigiai da quelli dell'Alpe di Mezzo. È lungo oltre un chilometro e copre un dislivello di oltre trecento metri. Sono tentato di risalire i suoi fianchi e proseguire poi in quota verso la nostra meta ma la mancanza di sentieri visibili mi fa desistere. Forse lo discenderemo al ritorno...
| Il Terminone |
Un lungo traverso ci porta sopra le baite dell'Alpe di Mezzo, tutte tirate a lucido. Ezio emette sonore espressioni di ammirazione.
| Le belle baite dell'Alpe di Mezzo |
Proseguiamo verso l'Alpe Pesceda, ancora in ombra, da dove partono i due sentieri che portano alla cima. Scegliamo quello più a sud e lo risaliamo abbastanza celermente, fatta eccezione per una pausa imprevista: ci rimane in mano il cavetto aggancia/sgancia dell'ennesima recinzione elettrificata. Ezio ne fa una questione di principio e, tribolando quanto serve, lo ripristiniamo.
| Perito Industriale al lavoro |
Con la coscienza pulita il passo si fa ancor più leggero e di lì a poco guadagniamo la vetta .Non vi troviamo la prevedibile croce ma una specie di mausoleo a forma di nuraghe, semidiroccato, i cui resti sono sparsi poco sotto: non è propriamente un bello spettacolo.
| I ruderi del mausoleo di vetta |
Lo spettacolo vero però c'è, eccome! Basta guardarsi attorno a 360 gradi e la giornata limpida restituisce allo sguardo la Val Chiavenna, i laghi e le paludi di Vezzola, la foce dell'Adda che si immette carico di fanghi giallastri nel Lago di Como, visibile fino a Bellagio e oltre. E naturalmente tutte le cime che fanno da corona, che sarebbe impossibile elencare senza dimenticarne qualcuna. Peccato che Ezio non le possa vedere, almeno per il momento. Niente di preoccupante: semplicemente, non ci vede più dalla fame! Mentre lui si avventa sulle cibarie, mi guardo attorno e faccio le solite tre o quattro foto...
| Panorama - La Valchiavenna |
| Panorama - Lago e palude di Vezzola |
Non siamo soli. In vetta troviamo una coppia di stranieri, un gruppetto di Chiuso e un valmadrerese DOC con un passato di corse in montagna e un presente di "passeggiate" alla rispettabilissima età di 79 anni. C'è speranza anche per noi, allora...
| 79 e non sentirli |
Scendiamo velocemente dal lato opposto verso la Bocchetta di Chiaro, dominata da un enorme traliccio con tanto di casetta di servizio incorporata. Poco sotto la vetta incrociamo una biondina treccioluta e fresca come una rosa, a differenza del padre che ha tutta l'aria di non reggersi più in piedi. Due ore prima vagabondavano intorno all'Alpe di Mezzo. Sono stranieri e, per confortare il moribondo, gli butto là un "Almost done!" che lui ripete inebetito, come un automa.
| Il traliccio alla Bocchetta di Chiaro |
| Pausa al capolinea del Terminone |
| Il Terminone dalla sommità |
Ora non ci resta che la noiosa discesa verso l'Alpe Piazza. Potremmo vivacizzarla cercando qualche fungo. Devo qui dire che, propio ieri, Bianca mi ha inviato le foto del loro bottino giornaliero in Valmalenco: una cinquantina (Bianca mi corregge: 122!) di porcinelli freschi freschi da mettere sott'olio ... o direttamente sotto i denti.
Verso la fine del percorso facciamo un timido tentativo che serve unicamente a illuderci: reperisco infatti qualche esemplare che Google Lens bolla come falsi porcini non edibili, anzi tossici pure se cotti. Finiscono ingloriosamente sotto un masso, onde evitare che qualcuno meno diffidente di noi li raccolga e si faccia del male.
Qui dovrebbe esserci la foto dei porcini che non cogliemmo ...
Tirando le somme, per essere la prima uscita dopo un mese di stop non è andata tanto male. Che sia merito anche delle pedalate siciliane?
| Punto di partenza: | Alpe Piazza (1260 m) |
| Punto di arrivo: | M. Berlinghera (1930 m) |
| Dislivello totale: | 870 m |
| Lunghezza: | 11,3 km |
| Difficoltà: | E (Escursionistico) |
| Tempo complessivo: | 6 h |
| Tipologia: | Andata e ritorno |
Commenti
Posta un commento