Dalle parti della Culmine di S.Pietro


Il meteo si preannuncia incerto e bizzoso e questo taglia le gambe alle nostre ambizioni. Dovendo restare nei paraggi mi alambicco il cervello cercando un itinerario e mi torna in mente un'uscita fatta una dozzina di anni fa con Cecco: il Monte Due Mani dalla Culmine di San Pietro. Fa proprio al caso nostro e, se partiamo presto, una volta tornati alla Culmine potremo pranzare uno dei due "rifugi". Cercando su Maps ne scopro un terzo nuovo di zecca, a poche centinaia di metri dal passo e con un nome non proprio originalissimo: Rifugio Stella Alpina.

L'idea piace e alle 7.30 ci ritroviamo al solito parcheggio di Pescate. Giunti alla rotonda che porta a Moggio, scopriamo che la strada per la Culmine è chiusa per lavori: bisogna ripianificare. Visto che ormai siamo in zona, tanto vale avventurarsi sulle pendici del Due Mani.

In marcia verso le Baite di Desio
In marcia verso le Baite di Desio
Lasciamo l'auto alle Casere di Maggio e ci avviamo sulla strada agro-silvo-pastorale in direzione delle Baite di Desio con l'intenzione poi di ridiscendere dalla Foppa. Valuteremo poi se ci saranno tempo, meteo e voglia per salire in cima  o scendere direttamente a valle e mettere le gambe sotto il tavolo.

Fiancheggiamo la splendida Cascina Mezzacca, già ammirata con Ezio lo scorso anno, nei pressi della quale incontriamo un giovane cacciatore diciasettenne coi suoi cani; scalpita in attesa di compiere i diciotto e poter così finalmente imbracciare il fucile, con buona pace dei miei soci ...

Ezio in adorazione della Cascina Mezzacca
Ezio in adorazione della Cascina Mezzacca
La carrareccia attraversa belle faggete e qua e là boschetti di betulle. È tempo di funghi e ho notizia di miracolosi ritrovamenti per cui faccio ballare l'occhio; noto però solo lattari, porcini dal bel piede ma dal cattivo sapore e amanite falloidi in quantità. Poco sotto le baite mi avventuro al volo tra le betulle e vengo premiato con tre bei bedolini, che mi ricordo di fotografare solo una volta giunto a casa. Verranno buoni per un bel risotto, con buona pace di Flavia che ancora non si fida delle mie abilità di fungaiolo.

Amanite a volontà
Amanite a volontà
Mej che negott!
Mej che negott!
Messo al sicuro il "bottino" proseguiamo fin su alla ben nota e diroccata Cascina Palmira da cui partirebbe il sentiero per la vetta. Vetta che non vediamo e non vedremo mai durante tutta la giornata, nascosta in una spessa coltre di nubi basse.

Sosta alle Baite di Desio per far riposare Athos (come no!)
Sosta alle Baite di Desio per far riposare Athos (come no!)
Uno dei tanti ruderi abbandonati
Uno dei tanti ruderi abbandonati
E qui mi viene una bella idea. Perché, invece di ridiscendere in tutta fretta, non allungare il passo fino alla Culmine e saggiare la cucina dello Stella Alpina? Il radar di MeteoSwiss ci rassicura e la proposta viene accolta con entusiasmo: in qualche modo poi torneremo in basso, magari dalla misteriosa "antica strada" della Culmine...

Qui, altra storia ...
Qui, altra storia ...
Per non avere altre sorprese — la strada chiusa per oggi ci basta — telefono al rifugio e annuncio il nostro arrivo. Dopo numerosi saliscendi nel bosco, incrociamo a un certo punto la carrareccia che giunge dalla Forcella di Olino. Impieghiamo circa un'ora e un quarto a raggiungere la nostra meta: una bella costruzione in muratura circondata da prati verdi disseminati di tavoli all'aperto. 

L'insegna del rifugio Stella Alpina presidiata da due Corazzieri
L'insegna del rifugio Stella Alpina presidiata da due Corazzieri
A parte due commensali accoomdatisi all'interno, il rifugio è tutto per noi ma ci piazziamo fuori, su un bel tavolo con vista sulla Val Taleggio.

Padroni del campo
Padroni del campo
Su un dosso pascolano liberi tre elegantissimi cavalli bai dei quali, di tanto in tanto, ci giunge il nitrito.

Un ...
Un ...
... due ...
... due ...

... e tre!
... e tre!
Il menu è ricco e verrebbe voglia di assaggiare tutto quanto, ma siamo giudiziosi e ci accontentiamo di un bel tagliere, tre primi e dolce a seguire, innaffiati da un litro di rosso della casa. 

L'imbarazzo della scelta
L'imbarazzo della scelta
Buon appetito soci!
Buon appetito soci!
Entriamo per saldare il debito e Gino riconosce Luca Pedeferri, musicista del CRAMS e gran pedalatore - è 
infatti giunto in bicicletta - col quale si intrattiene a rinverdir ricordi.

Incontri al rifugio Stella Alpina
Incontri al rifugio Stella Alpina
Caffè e via, a cercare l'antica strada della Culmine. Il tracciato sarà sicuramente antico ma il fondo — che una volta doveva essere molto più irregolare e accidentato — ora si presenta come una perfetta strada agro-silvo-pastorale. 

Antica o nuova?
Antica o nuova?
L'ampiezza della carreggiata facilita la conversazione e ci ritroviamo a discutere, anche animatamente (non animosamente, eh!), delle solite grandi questioni irrisolte che ci tengono compagnia fin quasi a Maggio. Tra tutte una bella discussione sul controverso rapporto tra Ranucci e Lavitola alla luce della loro amicizia.

Bla, bla, bla ...
Bla, bla, bla ...
Giunti in paese, non ci resta che attraversarlo nella sua parte più alta, tra vecchie case rurali, prati verdi e, immersa nel bosco, una piccola grotta votiva dedicata alla Madonna di Lourdes.

Riguadagnando la partenza
Riguadagnando la partenza
Ma quante ce n'è di queste cappellette?
Ma quante ce n'è di queste cappellette?
Superiamo alcuni nuovi insediamenti residenziali fino a ritrovare il tratto iniziale del nostro giro ad anello, laddove attraversa il letto del torrente Valle Desio.

Le acque del torrente Valle Desio in movimento
Le acque del torrente Valle Desio in movimento
A proposito dei numerosi toponimi locali che rimandano al nome Desio, ci chiediamo se abbiano qualche attinenza con il famoso e discusso esploratore Ardito. Ne dubito fortemente e, una volta a casa, faccio qualche verifica: verso Desio, svernavano infatti un tempo i bergamini locali con le loro mandrie; inoltre, alcuni terreni montani sul Due Mani erano legati a proprietari o consorzi di quella specifica area.

Facciamo anche in tempo a farci adescare da una signora che vive in una bella casa nel bosco. Ha solo un problema: i ratti le si infilano sotto il cofano della sua vecchia Panda 4x4 e ne rosicchiano i cavi dei quali, non si spiega il perchè, sono particolarmente golosi. Il meccanico, più che riparare il danno di volta in volta non sa che altro fare. Ci mostra dove ha posteggiato l'auto, in uno spiazzo a qualche decina di metri dalla casa, nella speranza che i ratti non la trovino. Ci chiede consigli come fossimo la sua unica ancora di salvezza ma più che arrampicarci sugli specchi che possiamo fare? Profondendosi in immeritati ringraziamenti, la vediamo andarsene mesta mesta e sconsolata.

Giunti quasi al termine del nostro giro incontriamo il Centro di Accoglienza Straordinaria di Maggio, popolato da numerosi rifugiati di diverse etnie alcuni dei quali incrociamo, sfaccendati, per strada. Ci chiediamo come debba essere la vita, confinati in questo angolo sperduto della Valsassina, senza nulla da fare durante la lunga attesa dei tempi della burocrazia. Fuori dalla struttura campeggia un cartellone realizzato con bottiglie di plastica vuote che recita "FESTA DEI POPOLI". Cercando in rete ne ho trovato il volantino. Buona festa, ragazzi!


Punto di partenza: Casere di Maggio (800 m)
Punto di arrivo: Casere di Maggio (800 m)
Dislivello totale: 640 m
Lunghezza: 16,8 km
Difficoltà: E (Escursionistico)
Tempo complessivo: 5 h
Tipologia: Giro ad anello


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