Piz Lunghin
C'è ancora tempo per un ultimo colpo di coda prima della lunga pausa agostana che mi vedrà spiaggiato a Sampieri. Ultimo colpo per me, naturalmente: Gino ed Ezio si inventeranno certamente qualcosa per sollecitare la mia invidia...
Ezio latita ancora una volta, incastrato nei suoi impegni familiari, quindi tocca a me, Gino e Athos tenere alta la bandiera. Quanto alta? 2780 metri, quelli del Piz Lunghin la cui salita Gino sta accarezzando da diverso tempo.
Al Passo del Maloja — o Maloggia, come lo chiamano lì — vaghiamo qua e là in cerca di un parcheggio gratuito ma alla fine, a scanso di brutte sorprese sempre probabili da quelle parti, diligentemente sistemiamo l'auto in quello a pagamento più vicino all'attacco del sentiero. Si rivelerà anche economico: dopo aver pagato 24 euro tondi tondi ad Amsterdam per quattro ore di sosta, che volete che siano poco meno di 4 franchi per sette ore?
La giornata è splendida e senza una nuvola. Abbiamo lasciato il caldo alle spalle e qui si parte da 16 gradi. Mi avvio con molta precauzione, memore delle fatiche della scorsa settimana ad Artavaggio, giacché ci attendono tre ore di salita sotto il sole...
| Il primo tratto del sentiero verso il lago |
Gino pare in forma anche oggi. Casomai era Athos a preoccuparlo: al mattino presto pareva svogliato e inappetente, ma due etti di prosciutto cotto gli ridanno velocemente la giusta carica e corre e scodinzola al suo solito.
| Bella vista sul gruppo del Bernina |
Risaliamo con incedere lento ma costante il costone sopra il passo, alla cui sommità si cela il Lago Lunghin. Ci andai con Flavia e i miei genitori quasi quarant'anni fa. Lasciate Flavia e la mamma al lago, io e il Carletto salimmo fino al passo, tanto per fare qualcosa.
| 1988 - Con Flavia, mamma Maria e il Carletto al Lago Lunghin |
| 1988 - Disgelo al Lago Lunghin |
| 1988 - Sventolando il rosso maglione all'indirizzo della mamma e di Flavia |
| Paesaggio lunare verso il Lago Lunghin e il Piz Grevasalvas |
Il paesaggio è brullo, quasi lunare, con molte pietraie e poca e rada erba. Seguendo una traccia, finiamo con il saltare il passo e ritrovarci direttamente sul sentiero che conduce alla cresta. Gino issa una prima volta Athos a forza di braccia ma al secondo salto di roccia, poco dopo uno spiazzo con una croce di legno, decide che non è il caso di complicarsi la vita più del necessario e mi invita a proseguire da solo. Saggia decisione, perché proprio sotto la vetta un altro passaggio si sarebbe rivelato problematico.
| Panorama sull'Engadina dall'ometto di vetta del Lunghin |
| La diga Albigna con le cime della Val Bondasca e il Badile |
Gino mi attende comodamente adagiato ai piedi della croce di legno, con il fido Athos accovacciato accanto. Puntiamo ora al passo, pure questo discretamente frequentato. La palina segnaletica ci rivela la peculiarità di questo luogo: ogni goccia di pioggia che vi cade, guidata dall'imprevedibilità del vento, è destinata ad alimentare tre diversi bacini idrografici. Quello del Danubio attraverso l'Inn, le cui sorgenti alimentano il sottostante lago Lunghin; quello del Po, attraverso il torrente Maira che scende in Val Bregaglia; e quello del Reno, attraverso la Val Giulia.
| Il Passo Lunghin, triplice spartiacque, e il Piz Grevasalvas |
Dopo questa digressione geografica puntiamo alle rive del lago, dove contiamo di trovare un bell'angolino per pranzare al sacco. Gino, solleticato da alcuni ragazzi che sguazzano vocianti nelle sue acque, si fa tentare e in men che non si dica si libera degli scarponi, della maglietta e delle braghe: è sufficiente che l'acqua gli lambisca le caviglie per indurlo a un celere dietro-front.
Riprendiamo la discesa verso valle, sempre sotto un sole implacabile. Le Highland stanno ora placidamente ruminando, ignare del fatto che quel rigagnolo che gli scorre accanto, fattosi fiume, correrà fino al Danubio e al Mar Nero.
| Meditazione post-prandiale sulle rive dell'Inn |
Un centinaio di metri sopra l'abitato, una panchina panoramica ci invoglia a un'ultima sosta. L'occhio mi cade su certe macchie violacee tra la bassa vegetazione: sono mirtilli, e che mirtilli! Grossi come piselli e maturi al punto giusto. Ne faccio incetta, ne offro a Gino e ne fotografo una generosa manata, prima di trasferirli in blocco alla bocca impaziente.
| Relax con vista |
| Succulenti mirtilli |
Sulla strada del ritorno ci alletta l'idea di fermarci da qualche parte al fresco a bere una birretta. La prima opzione è per il barettino dell'Acqua Fraggia a Piuro, ma è all'aperto e potrebbe far caldo. Ci dirottiamo allora verso il bar dove facemmo colazione al mattino, subito dopo Chiavenna, dotato di aria condizionata. Scendiamo dall'auto e ci aggrediscono i roventi 38 gradi della Val Chiavenna. Non ci proviamo nemmeno: risaliti in auto, portiamo a casa la pelle.
P.S.: questa è l'escursione N. 100!
| Punto di partenza: | Passo del Maloja (1800 m) |
| Punto di arrivo: | Piz Lunghin (2780 m) |
| Dislivello totale: | 980 m |
| Lunghezza: | 12 km |
| Difficoltà: | E (Escursionistico) |
| Tempo complessivo: | 5.30 h |
| Tipologia: | Andata e ritorno |
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