Anello Stradini Mughi
Tutto farebbe credere che luglio sia il mese d'elezione per memorabili escursioni in montagna. Incredibilmente invece, tra una cosa e l'altra, mi ritrovo quasi a fine mese ancora a bocca asciutta. Mercoledì visita patente, martedì temporali incombenti: resta giovedì, ma Ezio è impelagato col trasloco di una figlia e Gino deve conservare tempo ed energie per il flamenco serale. Butto là il periplo dei Campelli e passa!
Alle otto e mezza siamo al piazzale della funivia per Artavaggio. Se avessimo più tempo, qualche anno in meno, e maggior audacia saliremmo a piedi; ma il tempo ci manca, l'audacia latita, gli anni incombono e quindi, pragmaticamente, facciamo i nostri bei biglietti di andata e ritorno e via!
Prima tappa al Rifugio Sassi-Castelli per prenotare il pranzo all'aperto. Fissiamo per l'una e mezza, poi si vedrà...
Non mi spiego come, ma saranno almeno trentacinque anni che non faccio il sentiero degli Stradini. Ho il vago ricordo di averlo percorso con gli amici di Calolzio dopo una notte passata a contorcermi per una colica renale. Quello dei Mughi, invece, lo facemmo una dozzina di anni fa con un diverso assortimento degli stessi calolziesi.
Oggi pensiamo di concatenarli entrambi, realizzando il periplo attorno alle dolomitiche guglie degli zucconi Pesciola e Campelli. Ci indirizziamo perciò verso il primo, che ci condurrà ai Piani di Bobbio. Il percorso non presenta particolari difficoltà, se non un paio di passaggi nei quali Athos si fa trasbordare a braccia: dentro e fuori, su e giù, su un fondo spesso sconnesso che non agevola una camminata spedita.
Dopo circa un'ora e un quarto siamo alla Bocchetta di Pesciola, che si affaccia sui Piani di Bobbio dominati dal nuovo invaso che serve gli impianti di innevamento artificiale. Ci dirigiamo verso il Rifugio Lecco, che ignoriamo, e seguiamo le indicazioni per l'anello dei Campelli che ci indirizzano verso il vallone alla cui culmine sta la Bocchetta dei Mughi.
Vi sono due sentieri che lo risalgono sui fianchi opposti. Noi scegliamo quello Sud, più suggestivo, che corre sotto le pareti della cosiddetta Falesia Glaciale dove, in effetti, notiamo due scalatori impegnati nella risalita. Poco oltre incrociamo due ragazze (sono sempre ragazze, indipendentemente dall'età), una delle quali Gino riconosce per essere stata, due o tre anni fa, nella stessa comitiva impegnata in un tour di più giorni dalle parti del Confinale. Quattro chiacchiere, la promessa di sentirsi, due foto e si riparte.
Sarà la mancanza di allenamento che dopo un mese dal Del Grande-Camerini si fa sentire, sarà che ieri sera invece di un bel piattone di pasta mi sono fatto un'inconsistente vellutata di zucchine, sarà quel che sarà: le gambe sono molli e il fiato è corto corto. Gino dal canto suo è in formissima e mi incalza beffardo. Divoro una barretta ai cereali per ridarmi la carica e, soffrendo il giusto, alla fine siamo alla bocchetta, punto più alto del percorso. Komoot mi espone un dislivello poco compatibile con le mie sensazioni, ma al momento non mi va di discuterci.
Nel frattempo si è fatto mezzogiorno e qualcosa mi dice che a pranzo non saremo puntualissimi. La traversata dalla Bocchetta dei Mughi alla Bocca di Campelli si rivela infatti lunga e non meno tortuosa di quella affrontata poche ore prima. È così che per l'una e trenta siamo a malapena al Rifugio Nicola, che oltrepassiamo velocemente per tuffarci nella lunga discesa verso i Piani di Artavaggio.
Pochi metri prima di approdare al rifugio ci raggiunge, bellissima, pimpantissima ed esuberante, una ragazza (sono tutte ragazze...) che racconta di venire da Milano, di essere in giro da due giorni, di aver meditato e pregato sulla Cima di Piazzo e di cercare ispirazione per la sua attività artistica... Insomma, un vero fiume in piena che infine si prenota per un passaggio in auto fino alla stazione di Lecco. Sembra di casa al Sassi-Castelli e in effetti mi pare di averla già incrociata non molto tempo fa: lei sempre sola, io a spasso con la mamma Maria.
Anche se ormai sono le due, il pranzo non ce lo negano e diamo un generoso ritocco al bilancio energetico. Segue una breve sosta sulle sdraio offerte dal rifugio, che lasciamo a malincuore per correre a prendere la funivia delle tre e mezza. La ragazza, che nel frattempo ci ha fatto sapere di chiamarsi Nora (o Norah?), non è animata dalla stessa frenesia e si attarda allegra come non mai. Appena saliti sulla funivia nota (o meglio "fiuta") un paio di ragazzi (questi sì) milanesi e, svincolatasi con un sorriso a 32 denti dalla prenotazione precedente, li coopta seduta stante.
Potrebbe uscirne un ritratto un tantino irriverente ma in realtà è solo divertito. In montagna capita spesso di trovare gente fin troppo seriosa ed austera molto concentrata su sè stessa. Ben venga quindi chi porta una boccata d'aria fresca, imprevedibilità scombussolante e simpatia travolgente
. Magari ci si rivede...
Tornando al giro, alla fine Komoot si aggiusta sugli 800 metri tondi tondi di dislivello; il che, un po', mi rincuora.
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