Rifugi Del Grande Camerini e Tartaglione
Vi è mai capitato che vi mettessero una pulce nell'orecchio? Qualche settimana fa la mia amica Bianca me ne mette una con tanto di nome e cognome. Anzi, due cognomi: Del Grande e Camerini. Mi decanta tanto la bellezza del luogo quanto la durezza della salita, e devo dire che ha ragione su entrambe le cose.
I piedi di Gino vanno meglio, quindi ci fa sapere che questo mercoledì è della partita. Mi tolgo la pulce dall'orecchio e la scodello sulla chat del gruppo con tanto di itinerario di Komoot. Gino commenta che il dislivello è "importante" e preferirebbe qualcosa di più leggero. Astutamente gli prospetto una soluzione elegante: raggiunta l'Alpe Vezzeda Superiore dopo "soli" 550 metri di salita, vediamo come vanno i suoi piedi. Se dovessero dargli noia, invece di proseguire verso il rifugio attraversiamo la valle del torrente Mallero (che con un tortuoso percorso etimologico dà origine al nome della Valmalenco) e raggiungiamo l'Alpe dell'Oro — altra pulce insinuatami da Bianca — per poi ridiscendere a Chiareggio, punto di partenza di entrambi gli itinerari.
Sorvolo sul tentativo di dirottamento verso il Piz Lunghin perpetrato da Gino appena ci ritroviamo in auto, che riesco diplomaticamente a rintuzzare. Alle 9.00 circa siamo a San Giuseppe, dove facciamo scorta di calorie sbafandoci tre belle fette di torta (non tre a testa, sia chiaro).
| Scorta di calorie |
Lasciata l'auto a Chiareggio, ci mettiamo in marcia verso Pian del Lupo e, risalito il dolce fondovalle, attraversiamo il ponte sul Mallero. Subito dopo inizia il sentiero che conduce verso le alpi Vezzeda Inferiore e Superiore, per poi proseguire fino al Passo del Forno, sul confine con la Svizzera (ma noi lo abbandoneremo prima...). Nonostante la quota — siamo sopra i 1700 metri — la giornata è calda come da previsioni e si suda non poco.
| Un'ultima occhiata al percorso |
Quando giungiamo all'Alpe Vezzeda Superiore sondiamo lo stato dei piedi del Capo. Tutto a posto, quindi puntiamo senza indugi in alto, verso il rifugio. Usciti dal bosco e saliti di quota, una piacevole brezza viene a rinfrancare il nostro passo.
| L'Alpe Vezzeda Inferiore |
Davanti a noi appare e scompare la mole imponente del Monte Disgrazia col suo ghiacciaio, in verità abbastanza provato dal cambiamento climatico.
| Il Monte Disgrazia col suo provato ghiacciaio |
Non senza sbuffare (almeno per quanto mi riguarda) giungiamo al rifugio poco prima dell'una. A questa età non diamo più tanto peso alle tabelle di marcia, ma fa sempre piacere quando le rispettiamo o, come oggi, ci prendiamo pure qualche piccolo margine.
| Il Rifugio Del Grande-Camerini col Disgrazia |
Il rifugio è appollaiato su uno sperone affacciato sul Disgrazia, ora davvero vicino. Ci fa impressione, proprio sotto la vetta, un triangolo di ghiaccio alto almeno cento metri che sembra sul punto di precipitare a valle da un momento all'altro; è incuneato tra due pareti di roccia che, almeno finora, lo hanno saputo trattenere. Ezio ha una fame da lupi e ordiniamo velocemente tre piatti di tagliatelle, che spariscono dal tavolo in un battibaleno (forse per qualcuno fin troppo in fretta, ma non aggiungo altro).
| Fame da lupi |
Vicino a noi si siedono padre e figlia, giunti poco dopo di noi. L'accento di lui tradisce origini a me molto familiari: è di Ragusa. Attacchiamo bottone, gli spiego che mia moglie Flavia è nata a Modica e accenno all'antica rivalità tra le due città, che il ventennio ha risolto assegnando la provincia a Ragusa con grande disappunto dei modicani. Ridendo e scherzando registro un filmato nel quale il simpatico ragusano esplicita il concetto in un dialetto inequivocabile. Peccato non possa riferirlo parola per parola; non tanto per il dialetto, che potrei tradurre, ma per i vocaboli usati che non si addicono a un blog serio e composto quale questo è.
| Il ragusano maresciallo Garofalo sfotte i modicani ... |
Siccome il mondo è piccolo, per par condicio becco un galbiatese sull'uscio del rifugio. Era assessore alla cultura quando i miei figli andavano alle elementari. Ora è confinato all'opposizione, ma attivamente impegnato per uscirne alla prossima tornata elettorale dell'anno venturo.
Siccome le previsioni del tempo accennano a possibili temporali pomeridiani non indugiamo oltre e, pagato il conto, chiediamo lumi ai rifugisti circa l'itinerario di discesa verso la Val Sissone e il rifugio Tartaglione. Ci indicano la via a vista, specificando che quasi subito dovremo discendere delle catene, ma ci assicurano che non ci saranno problemi con Athos. Athos infatti non si faceva nessun problema: sulle catene diventa una statua di sale, come la moglie di Lot dopo aver visto Sodoma. Gino ed Ezio se lo passano di mano in mano finché, superata l'ultima catena, Athos si rianima e riprende a trotterellare come niente fosse.
| Athos fa quel che può ... cioè niente! |
Trotterelliamo anche noi, fermandoci però ad ogni passo a fotografare la moltitudine di specie floreali che avevamo ignorato al mattino, quando la salita assorbiva tutte le nostre energie. Se avrete la perseveranza di visitare la galleria fotografica, verrete ricompensati con un campionario multicolore a chilometro zero.
| Fiori, fiori, fiori ... |
| ... e ancora fiori ... |
| ... e ancora e ancora ... |
Fatichiamo a capire come la discesa ci riesca così lunga (foto a parte) e dopo circa tre ore e mezza siamo al Rifugio Tartaglione. Nell'aria c'è un dolce profumo di frittelle, ma non ci lasciamo irretire e ci accontentiamo di dissetarci con qualcosa di fresco.
| Il Rifugio Tartaglione |
Il rifugio è di tutt'altra specie rispetto a quello che abbiamo lasciato in quota: ha più l'aria di un piccolo alberghetto, anche se per raggiungerlo da Chiareggio un'oretta di buon cammino ci vuole tutta. Ezio resta impressionato dai bagni, quindi non possiamo esentarci dal fargli visita. Penso farebbero la felicità di mia moglie, notoriamente parecchio esigente in materia.
| Bagni con fantasma ... |
Facciamo il punto altimetrico della giornata e un po' ci spiace rilevare che per poche decine di metri non abbiamo raggiunto i simbolici mille metri di dislivello. Il tempo però corre veloce e lasciamo a malincuore questo piccolo angolo molto accogliente dopo aver declamato il nostro motto. Se qualcuno si sta chiedendo quale sia, i casi sono due: ci legge troppo poco oppure distrattamente. Benevolmente, ve lo rinfreschiamo: QUESTA È VITA!
| Questa è vita! |
Scendiamo per la ripida carrareccia verso il fondovalle, dove chiuderemo l'anello al ponte sul Mallero, ma dopo un quarto d'ora Gino si accorge di aver perso l'orologio e mi chiede se ho voglia di ripercorrere la strada fino al rifugio per vedere se per caso lo ritrovo. Dice che è un regalo di Carmela e che ci tiene assai. Mi viene il fondato sospetto ("'o guaglione è nu poco mariuolo") che voglia farsi beffe di me e farmi raggiungere artificiosamente il famoso dislivello dei mille metri. Ezio si offre di accompagnarmi e in breve, senza zaini, raggiungiamo la meta dove effettivamente individuiamo il prezioso marcatempo nei pressi del tavolo dove avevamo consumato. Il cinturino si è sganciato e lo ripristiniamo con l'aiuto di una solerte signora che mette a disposizione le sue robuste unghie. Viste all'opera, mai mi sognerei di affrontare simili artigli. In breve ridiscendiamo da Gino che, dal canto suo, ci aspetta comodamente sdraiato sul suo zaino.
| Qualcuno ha visto un orologio? |
Con un ultimo sforzo, verso le 17.30 siamo finalmente all'auto. Ci liberiamo degli scarponi e affrontiamo la lunga discesa verso Chiesa e Sondrio. Dopo poche centinaia di metri noto un rumore insolito provenire da dietro. Sto per chiedere a Gino che diavolo ha caricato nel bagagliaio (a parte Athos, che non mi risulta debba scricchiolare in quel modo) quando mi si accende una lampadina: i bastoncini! Li avevo posati sul tetto dell'auto certo di ricordarmene... Come sicuramente ero certo di ricordarmi delle due paia di occhiali depositati nel portaoggetti dell'auto e che li sono rimasti, o del bel cappellino da safari che sfoggio nelle foto, abbandonato chissà dove. Se, come dicono, tre indizi fanno una prova, che dite? Devo incominciare a preoccuparmi?
Qui trovate la Galleria fotografica completa
| Punto di partenza: | Chiareggio (1597 m) |
| Punto di arrivo: | Rif. Del Grande-Camerini (2580 m) |
| Dislivello totale: | 1070 m |
| Lunghezza: | 13.1 km |
| Difficoltà: | E (Escursionistico) |
| Tempi (Salita/Discesa): | 3 h / 4 h |
| Tipologia: | Giro ad anello |
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