Ho passato gli ultimi quattro giorni a Napoli e ho proprio voglia di cambiare aria. Le previsioni sono favorevoli, così contatto la truppa. Gino è ancora assente giustificato, ma Ezio ci sta e propone lo Zucco Sileggio. Obietto che lo zucchetto si può fare anche in novembre o in febbraio, e che a giugno dobbiamo puntare più in alto. Gli propongo allora il Monte Pedena, sul quale sono stato diversi anni fa in compagnia di un lontano parente valtellinese che mi aveva letteralmente tirato il collo.
Ci diamo appuntamento a Pescate per le 7.00 e alle 8.30 siamo operativi. Lasciamo l'auto nei pressi del rifugio Alpe Lago, sulla strada che da Albaredo sale verso il Passo San Marco.
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| Il Monte Pedena |
Il rifugio è chiuso da diversi anni dopo l'incendio che l'ha distrutto, ma ora si trova in un'avanzata fase di ristrutturazione, anche se dubito possa riaprire per questa stagione. Il primo tratto del sentiero sale ripido nel vallone percorso dal torrente Valle di Lago — un nome singolare per un corso d'acqua.
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| Il ristrutturando Rifugio Alpe Lago |
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| La casera nei pressi del rifugio |
Dopo poco più di un'ora sbuchiamo sul pianoro dove sorge il Baitone Alpe Lago, un alpeggio ancora deserto in questo primo scorcio di giugno. Poco oltre si trova il Laghetto di Lago, che pure porta un nome strambo. Chissà chi e in quale epoca ha coniato i toponimi di quest'area, che comprende anche il Monte Lago che salii con Gino lo scorso anno.
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| Il Baitone Alpe Lago |
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| Il Laghetto di Lago |
Lasciato il lago, non troviamo subito il sentiero perché questa salita manca completamente di segnaletica: non ci sono né paline, né bolli da seguire. Solo ometti di pietra che però non sempre sono a vista, e vanno cercati contando su un buon occhio e un po' di fortuna. Ad un certo punto ci difettano entrambi e ci ritroviamo a inerpicarci su per un costone non proprio agevole. Rimontandolo, mi risuonano in testa le probabili reprimende di Gino che, per fortuna, non è qui a cantarmele. Comunque non siamo proprio di primo pelo e, senza troppi patemi, ne veniamo fuori.
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| Ometto muto |
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| Anche questo non parla |
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| Il solito camoscio curioso |
Scorgiamo sopra di noi quella che sembrerebbe la cima, contrassegnata da un evidente pilastro di pietre. Non so se dare la colpa all'aria di Napoli, alle sfogliatelle, ai babà o alle sei ore di treno di ieri, ma mi sento le gambe molli e il fiato corto. Per fortuna la testa è dura e, in mancanza di altre forze, spremo quella di volontà. In poco meno di tre ore siamo dunque in vetta o, meglio, all'anticima.
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| La parte terminale della salita |
La vetta vera e propria, con la sua bella croce di legno, è poco più in là, separata da una crestina che ad Ezio non piace proprio, cosicché mi ci lascia andare da solo.
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| Io di qui non mi muovo |
Scatto qualche foto e mi guardo in giro. Sotto di me si apre la Valle Corta di Tartano e in lontananza scorgo la Bocchetta dei Lupi, dove fummo tre settimane fa. Più, naturalmente, tutto il resto che sarebbe troppo lungo elencare.
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Panorama verso la bassa Valtellina
 | | Panorama verso la Valle Corta di Tartano |
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Mi ricongiungo con Ezio e concordiamo sul fatto che possiamo rimandare lo spuntino a più tardi, giù al lago. Scendendo cerchiamo di capire dove abbiamo perso la traccia all'andata e ci restiamo abbastanza male quando notiamo l'ometto mancato in salita: era lì che ci guardava. Avesse parlato ci avrebbe risparmiato lo svarione, ma di ometti parlanti devo ancora incontrarne.
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| Diamo il nostro piccolo contributo |
Lasciamo perdere il laghetto e puntiamo al crocione che domina la valle, nei pressi del Baitone. Lì facciamo l'unico incontro della giornata: un vagabondo col suo cane che si informa sul percorso per salire al Pedena. Lo mettiamo in guardia circa la precarietà delle indicazioni, poi se la vedrà lui. In ogni caso, per oggi non se ne parla e lo vediamo scendere mentre noi ci rifocilliamo.
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| Il crocione nei pressi del Baitone |
Ezio deve rincasare presto quindi, senza ulteriori indugi, riprendiamo la discesa. Ci attardiamo solo per le ultime foto ai primi rododendri di stagione e a delle tenerissime violette del pensiero.
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| Rododendro con ospite |
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| Violetta del pensiero |
A poche decine di metri dall'auto compare l'ultima sorpresa che, non capiamo come, ci era sfuggita all'andata: su un grande masso di granito, un certo Angelo Fierro ha scolpito un dettaglio della Creazione di Michelangelo. Probabilmente, ci diciamo, all'andata camminavamo "a crapa bassa".
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| La Creazione |
| Punto di partenza: |
Rifugio Alpe Lago (1542 m) |
| Punto di arrivo: |
Monte Pedena (2399 m) |
| Dislivello totale: |
860 m |
| Lunghezza: |
7.8 km |
| Difficoltà: |
E (Escursionistico) |
| Tempi (Salita/Discesa): |
2.45 h / 1:45 h |
| Tipologia: |
Andata/Ritorno |
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