Monte Pedena - Due giorni dopo ...
Eravamo rimasti alla scultura della Creazione che io ed Ezio abbiamo scoperto casualmente al ritorno dal Monte Pedena. Era mercoledì. Il giovedì sono nuovamente da quelle parti, al Passo San Marco, in moto con Claudio: niente da segnalare. Il venerdì ci torno per la terza volta in tre giorni, sempre in moto, inventandomi con mio fratello Marco (meglio conosciuto come Jonny) il giro "al contrario", cioè salendo dalla Valtellina invece che dalla Val Brembana.
Vi abbuono i commenti sulla bella vita dei pensionati e vengo al punto di questo post. Mentre con Jonny facciamo le foto di rito immortalando le nostre due fiammanti due ruote, mi cade l'occhio su una grande bacheca di legno piena di foto, annunci e indicazioni. Dico a Jonny: "Ehi, questo deve essere lo scultore della Creazione che ho visto l'altro giorno". E lui: "Sì, guarda... deve essere quello lì sotto...". Guardo giù sotto il passo e vedo un tizio intento a ripulire con uno spruzzino una roccia bianca.
| Angelo Gabriele Fierro accanto alla sua ultima opera |
Scendo e gli chiedo se sia proprio lui, Angelo Gabriele Fierro (non so se avete notato l'accoppiata dei nomi propri...). Beh, è proprio lui; del resto, indossa un bel cappellino brandizzato a suo nome. Non sta ripulendo una vecchia scultura ma rifinendo la sua ultima creazione, realizzata al volo nell'ultima ora. Mi racconta che è scappato dalla moglie, lasciata giù a Morbegno dove vive, ed è volato su al passo perché gli prudevano le mani. Trovato il sasso giusto, in quattro e quattr'otto ha scolpito l'ennesimo volto femminile.
| Fresca fresca ... |
Si vede che ha fretta, una fretta dannata, perché deve tornare giù a Morbegno a recuperare la moglie abbandonata non ho capito bene dove; moglie che infatti lo chiama al telefono e alla quale risponde sbuffando e alzando gli occhi al cielo. Saltando come un grillo, quest'uomo di 85 anni ci porta freneticamente a fare il giro delle sue opere sparse nei prati intorno al passo.
Saranno una trentina: le ultime ce le indica gesticolando mentre, sempre di corsa, risale verso la sua auto e ci saluta. Io e Jonny facciamo il giro di tutte queste sculture, alcune minuscole, altre che superano comodamente i due metri, come Carlo Magno con la sua spada ed Ermengarda ai suoi piedi, o una Venere adagiata tra i massi.
| Venere |
| Carlo Magno ed Ermengarda |
Ora, se la coincidenza di averlo incontrato due soli giorni dopo averne scoperto l'esistenza non bastasse, Jonny mi spiega che lo ha riconosciuto subito: lo ha incontrato anni fa, sempre lì al passo, mentre passeggiava in compagnia di nostra madre. E io, fino a mercoledì, ne ignoravo persino l'esistenza. Tornato a casa, faccio una veloce ricerca in rete e scopro che questo arzillo vecchietto, agghindato come uno scappato di casa, è un plurilaureato in Giornalismo, Economia, Storia dell'Arte e, tanto per completare, Scultura all'Accademia di Brera. Le sue opere si trovano sparse tra il Passo San Marco, la Val Masino, ma anche nella sua natale Irpinia, ai Sassi di Matera e anche fuori dall'Italia. Nella vita, è stato dirigente per anni dell'Agenzia delle Entrate. Un vulcano irpino, come si evince dal cognome, trapiantato a Morbegno.
Risaliamo in sella e scendiamo la Val Brembana fino a San Giovanni Bianco. Da lì, la Val Taleggio in moto è d'obbligo. Scolliniamo la Culmine di San Pietro, dove facciamo una sosta per una bella birretta, e ci apprestiamo a chiudere questo pomeriggio sorprendente quando, dalle parti di Cassina, in Valsassina, scorgo a bordo strada una bionda signora che mi accende immediatamente alcuni neuroni dormienti. Accosto al volo dicendo a Jonny: "Quella è l'Aurelia!". Faccio inversione a U e l'affianco. Lei, che mi ha sentito pronunciare il suo nome, mi fa: "Ma tu chi sei?". "Tuo cugino!" le rispondo. E lei di rimando: "Guarda, abito poco più avanti, venite che vi offro qualcosa". La settantacinquenne mi balza in sella, senza casco, commentando che tanto saranno duecento metri e "chi vuoi che ci veda...".
Ci fa entrare nell'ampio cortile di una grande villa dei primi del Novecento e subito chiama il marito che non vedevo dal loro matrimonio nei lontani anni Settanta, se non per un fugace rapporto di lavoro negli Ottanta. Ci offrono l'aperitivo mentre ci raccontiamo in pochi minuti decenni di vite che, come accade a volte per certi rami traversi delle famiglie, non si erano più incrociate, e ci ripromettiamo di trovarci un pomeriggio per una bella merenda con la mamma.
Ultima coincidenza della incredibile serie: Ezio, ricordi quella splendida baita salendo al Monte Due Mani? È loro.
| La baita al Monte Due Mani |
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