Artavaggio per Casere e Bocca Campelli

Sodadura e rifugi Cazzaniga-Merlini e Nicola

Il mese di Aprile sta scivolando via lasciandoci con un pugno di mosche in mano. Tra impegni vari, malanni e tempo avverso, non abbiamo ancora combinato nulla se non una passeggiata sul lungolago di Lecco, più per disperazione che per altro.

Sembrava che Gino avesse risolto il problema delle sue ruote motrici che invece lo lasciano ancora una volta in panne. Se ne va nella sua terra natia a consolarsi tra gli affetti e i ricordi ma al ritorno dovrà fare un bel checkup.

Io ed Ezio, senza Capo siamo allo sbando e a corto di idee. Valuto un paio di itinerari in Valsassina ma mi eccitano come prendere il treno e andare a Milano. Non so se si è capito, ma non vado in montagna tanto per macinare chilometri e dislivelli, magari su sentieri e itinerari triti e ritriti. Mi serve uno stimolo, un'idea eccitante, un obiettivo da mettere nel mirino. Vago virtualmente per valli e sentieri e infine individuo una meta: il rifugio Cazzaniga-Merlini  da raggiungere attraverso un itinerario un po' insolito ...

Non so qual è la situazione neve ai Piani di Artavaggio e indago le webcam ma è già calata la sera e sono tutte uguali: nere come la pece. Attendo la mattinata di mercoledì e, sorpresa sorpresa, nella notte ha nevicato di fresco ed è tutto bianco! Sembra però una spruzzata primaverile che non dovrebbe impensierire e non mi aspetto di dover affrontare altre ravanate; per quest'anno ho già dato. Propongo il giro ad Ezio che, come sempre, non ha nulla da obiettare, sempre a patto che non ci sia da giocare con catene e ferraglie varie.

Alle 8.30 siamo a Moggio e ci indirizziamo verso il sentiero 723 che indica i rifugi Nicola e Cazzaniga-Merlini a 3 ore e 25. Non è il solito itinerario di salita, il 724,  che passa quasi sotto il tracciato della funiva. Questo sentiero, poco battuto, sale più a nord verso le Casere Campelli dove incrocia il famoso Sentiero degli Stradini proveniente dai Piani di Bobbio.

Le indicazioni a Moggio per i sentieri verso i Piani di Artavaggio e Bobbio
Le indicazioni a Moggio per i sentieri verso i Piani di Artavaggio e Bobbio

Passiamo per le Baite Faggio dove un paio di autunni fa abbiamo fatto incetta di castagne. Sentiamo urla e richiami: un pastore sta addestrando la sua Border-Collie a radunare e guidare un piccolo gregge di pecore. Lo sentiamo alfine lodarla con un brava! brava!

Addestramento ...
Addestramento ...

Il sentiero sale dolcemente, per ora, nei bei boschi di faggi e betulle. Poi improvvisamente si impenna e la salita diventa più faticosa ma redditizia.

I boschi poco sopra le Baite Faggio
I boschi poco sopra le Baite Faggio

Verso le 10 sbuchiamo a Prato Rotondo dove il sentiero si perde e la salita diviene per forza di cose intuitiva (anche se il fido Komoot è sempre lì, pronto a darci la giusta rotta).

Prato Rotondo dove il sentiero diventa un'ipotesi
Prato Rotondo dove il sentiero diventa un'ipotesi

Con nostra sorpresa - siamo quasi a maggio - i prati sono costellati di ellebori che evidentemente non si curano più di tanto del calendario e hanno deciso di fiorire ad oltranza.

Ellebori testardi
Ellebori testardi

Se gli ellebori prosperano, l'erica non scherza ed è in piena fioritura.

Anche l'erica non scherza
Anche l'erica non scherza

Una foto tira l'altra ma la meta è ancora lontana e serrati i ranghi riprendiamo a salire in campo aperto. Poi, senza alcun preavviso, tra due abeti compare in lontananza la sagoma del Cazzaniga-Merlini, arroccato su una rupe in una posizione che non ha molti eguali dalle nostre parti.

La suggestiva collocazione del rifugio Cazzaniga-Merlini
La suggestiva collocazione del rifugio Cazzaniga-Merlini

Non sembra lontanissimo ormai ma la prospettiva inganna perchè dobbiamo ancora raggiungere i pascoli delle Baite Campelli che dovrebbero trovarsi poco oltre. Ma ad Ezio non l'ho raccontata tutta: nonostante una notte non proprio riposante e le gambe un po' molli, sto accarezzando l'idea di allungare il passo fino allo Zuccone Campelli dal quale manco da diversi anni e che con un po' di buona volontà sarebbe alla nostra portata. Ezio raffredda subito i miei bollenti spiriti rivelandomi che deve rientrare abbastanza presto per impegni presi nel frattempo. Decidiamo salomonicamente di fare comunque una deviazione verso la Bocca di Campelli e, una volta raggiuntala, fare il punto della situazione.

Le Baite Campelli con il rifugio Cazzaniga-Merlini in lontananza e il Sodadura sullo sfondo
Le Baite Campelli con il rifugio Cazzaniga-Merlini in lontananza e il Sodadura sullo sfondo

Raggiungiamo la Bocca Campelli intorno a mezzogiorno ed è subito chiaro che i tempi sono strettini. Tra andata e ritorno, lo Zuccone richiederebbe un'altra ora e mezza supplementare e ci rassegniamo a destinarlo ad una prossima uscita, magari col Capo.

Nei pressi della Bocca e della Baita Campelli
Nei pressi della Bocca e della Baita Campelli

Voglio spendere due parole per decantare questo angolo delle montagne lecchesi che, a mio giudizio, non ha eguali. Ci sforziamo di catturarne l'essenza con la macchina fotografica ma non c'è foto che possa rendere la bellezza di questi pianori macchiati qua è là dalle ultime nevi e costellati di fiori come nemmeno in un giardino botanico. Hanno un respiro, una profondità e un'armonia che altrove non ho trovato.

Distesa di crochi bicolori
Distesa di crochi bicolori

Ci dirighiamo quindi verso il rifugio Cazzaniga-Merlini che era in fin dei conti la meta. Da lontano pare chiuso ed è un peccato. Mi sarebbe piaciuto pranzare lì dove, un paio di anni fa con l'amico Silvano, praticamente inaugurammo la nuova gestione sedendo a tavola con i ragazzi che il giorno dopo avrebbero ufficialmente dato il via alla nuova stagione. Attualmente, ho saputo, apre solo nel weekend.

Il rifugio Cazzaniga-Merlini si erge sopra una distesa di crochi
Il rifugio Cazzaniga-Merlini si erge sopra una distesa di crochi

Facciamo di necessità virtù e scendiamo velocemente ai Piani puntando al rifugio Casari in modo da abbreviare poi la discesa post-prandiale.

La pasta è sempre la pasta ... in un rifugio Casari insolitamente semi-vuoto.
La pasta è sempre la pasta ... in un rifugio Casari insolitamente semi-vuoto.

Troviamo il rifugio insolitamente vuoto, data la bella giornata, ma questo non disturba affatto il nostro appetito che soddisfiamo a base di pasta e crostata fichi-noci a seguire. Spezzo una lancia a favore del rifugio: accogliente, buona cucina e prezzo più che onesto. E Genepì offerto dalla casa ...

A pancia piena ci accingiamo a scendere a valle (per il classico sentiero 724) quando ci assale, improvvisa, la nostalgia e lo sconforto per l'assenza del nostro caro Capo senza il quale il nostro motto "Questa è vita!" diviene improponibile. Gli partecipiamo quindi via whatsapp tutto il nostro più sincero sconforto ...

No Gino, no party!
No Gino, no party!

Dati tecnici
Punto di partenza: Moggio (924 m)
Punto di arrivo: Bocca Campelli (1915 m)
Dislivello totale: 1050 m
Lunghezza: 13.3 km
Difficoltà: E (Escursionistico)
Tempi (Salita/Discesa): 3:30 h / 2:30 h
Tipologia: Giro ad anello


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