Moregallo per la Cresta Ovest

Vetta del Moregallo con la croce e la madonnina e i Corni di Canzo sullo sfondo

Come sempre, martedì faccio l'appello. Ezio presente! Gino... aspetta tempi migliori. Dopo l'indigestione di neve della scorsa settimana vorrei evitare di impelagarmi in altre avventure ed Ezio è d'accordo. 

Gli propongo il Moregallo per il Canalone Belasa che conosco bene ma lui, alla parola "canalone", entra in allarme e va a sbirciare su Internet. Naturalmente trova le foto dei passaggi più verticali e frena con decisione: "Di catene mi vanno bene quelle della macchina".

Provo a rassicurarlo ma non ci sente e mi adeguo: faremo un percorso alternativo. Alle 8 siamo a Valmadrera e si parte in direzione della fonte Sambrosera, crocevia di diversi sentieri per il Moregallo, Pianezzo e San Tomaso. Lungo il percorso incontriamo e fotografiamo diverse "casote", i tipici antichi ricoveri dei paesani che valmadreresi e civatesi hanno restaurato censendoli e numerandoli.

La "casota" n. 18
La "casota" n. 18

Arrivati alla fonte facciamo una breve tappa e abbiamo modo di fare due chiacchiere con un "giovanotto" di 80 anni. Lo arruolo per tentare in extremis di convincere Ezio che il Belasa è meno tosto di quel che sembra e che alla fine potrebbe anche piacergli. Niente da fare: Ezio non raccoglie e mi rassegno al percorso alternativo.

La fonte Sambrosera

Nel frattempo mi accorgo di essere inciampato nuovamente nella maledizione degli occhiali. Una mezzoretta prima, spogliando il pile, li avevo posati su un sasso ripetendomi mentalmente: "Non devo lasciarli lì... non posso lasciarli lì...". Vabbè, erano occhiali da supermercato del valore di 10 euro e non ne farò certo una malattia.

Lungo la Cresta Ovest

Voltiamo le spalle al Canalone e puntiamo alla Bocchetta di Moregge dove lasceremo il sentiero per Pianezzo e i Corni di Canzo per affrontare la cresta che, con qualche saliscendi, porta in vetta al Moregallo. Ezio non dice nulla ma, secondo me, sospetta che ci sia qualche fregatura in arrivo. Infatti, l'ultimo tratto è attrezzato con qualche catena (più che altro come assicurazione in caso di ghiaccio), ma ormai siamo in ballo e balliamo. Ne parliamo ancora e mi conferma che sui percorsi attrezzati non si trova a suo agio (anche se poi li supera senza apparenti patemi). Dovremo tenerne conto nelle prossime uscite così da non crearci inutili problemi.

Ah! Queste catene!

Giungiamo in vetta e scopro che, per incredibile che possa sembrare, lui, malgratese, non ci era mai stato! Gironzoliamo un po' facendo foto e ammirando i bei panorami verso il lago, le Grigne, Lecco e la Brianza, disturbati da un velo di foschia. In lontananza individuiamo il Monte Pilastro che, da qui, sembra ormai "pulito"; resta nel mirino e lo sa bene.


Dalla vetta, Il lago e le Grigne

Non è ancora mezzogiorno e decidiamo che i panini possono aspettare fino al Sasso di Preguda che si trova 600 metri più sotto. Ezio mi racconta che ci veniva da ragazzo con l'oratorio e che finiva sempre con un bel fuoco sul quale far saltare quel che c'era. Certo, allora era tutto più spartano, ma sono anche passati 50 anni...

Il Sasso di Preguda 

Notiamo un bel tavolone che sembra aspettare proprio noi e lo puntiamo. In bella mostra riposa un paio di occhiali da vista. Che siano proprio i miei? Improbabile che possano essere finiti lì e infatti gli assomigliano solamente. Ezio conclude che sia un segno del destino. Li provo e a occhio e croce sono della stessa gradazione di quelli che ho lasciato sul sasso poche ore prima. L'unica ragazza nei paraggi li disconosce e pertanto, a risarcimento della mia dabbenaggine li confisco certamente, non osando avversare il karma positivo che me li ha messi in mano.

Il tavolone con gli occhiali del destino

Siamo quasi in paese quando incrociamo un altro giovanotto, questo novantunenne, che bastone alla mano risale una bella rampa con un sorriso che gli illumina il volto. È diretto alla baita del figlio che lui stesso ha contribuito a restaurare quando aveva qualche anno in meno. Ci intrattiene per un bel pezzo raccontandoci pezzi della sua lunga vita trascorsa quasi interamente tra questi luoghi. È mingherlino, secco secco, ma sprigiona ancora una invidiabile energia. Se ci spiegano dov'è che si deve firmare, io ed Ezio siamo pronti.

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