Bonus track - Anello Giumello Invernale

Ho appena messo gli scarponi ad asciugare dopo la disavventura del Pilastro, quando ricevo l'invito per un giro del Giumello da Bianca e Piero.

Anni fa avevamo costituito un gruppo per brevi passeggiate adatte a tutte le gambe (e a tutte le pance) che avevo battezzato "NoiCamminiAmo". 

È durato quel che è durato e ormai è nella storia, ma Bianca e Piero erano tra i componenti più entusiasti. Posso quindi rifiutare? Estendiamo l'invito urbi et orbi ma tre siamo e tre restiamo.

Vista l'esperienza odierna, metto in guardia i Comini: sicuramente troveremo neve, e anche tanta. Non si scoraggiano e ci diamo appuntamento per l'indomani alle 9.30, all'uscita della galleria di Ballabio. Loro arrivano alle 9, io alle 9.20: si vede che la voglia è tanta.

Arrivati al parcheggio del Giumello, Piero non trova che strisce blu. La sua idiosincrasia per i posteggi a pagamento lo porta a vagare in cerca di spazi a costo zero, mentre io leggo i cartelli e scopro che, in questa stagione, nei feriali non si paga. Soggiando uno dei suoi migliori sorrisi, la "crosta", finalmente parcheggia.

Dobbiamo decidere il senso: orario o antiorario? Io spingo per il secondo perché parte in sordina ma finisce in crescendo. Il primo tratto scorre via facile facile nei boschi di faggi che ci accompagneranno per buona parte del giro. Propongo una piccola deviazione per scendere alla chiesetta di San Ulderico, che offre un inaspettato balcone sul lago, la Val Varrone e il Legnone.

Risaliamo seguendo i bolli gialli fino a riprendere il percorso principale. Appena svoltiamo sul versante a nord, cambia tutto. C'è molta più neve ed è immacolata perché da sabato non è ancora passato nessuno e tocca a noi battere la traccia. Mi metto in testa, seguito a ruota da Piero che consolida i passi e da Bianca che chiude la fila. Il sentiero è nascosto sotto una spessa coltre di neve ma il percorso è abbastanza evidente; verifico comunque di tanto in tanto sul fido Komoot.

Procediamo lentamente, passo dopo passo, affrontando una serie infinita di valloni e valloncelli che sembrano sempre essere l'ultimo. Ma Komoot non mente: dopo un'ora non siamo ancora a metà della traversata da San Ulderico ai prati soleggiati di Pra' Bolscino dove, se tutto va bene, dovremmo trovare meno neve e allungare il passo.

Superiamo un tratto con diverse catene che Bianca affronta a testa bassa, imponendosi di ignorarle seppur le stringa tenacemente. Raggiungiamo l'Alpe Dolca e l'Alpe Dolco dove, in campo aperto, la neve è ancora più alta e qua e là si sprofonda fino al cavallo. Ma stringiamo i denti, anche se la fatica comincia a farsi sentire, perché ormai non dovrebbe mancare molto.

Un'ultima svolta ci riporta al sole e in lontananza vediamo la sagoma della panchina gigante: siamo finalmente prossimi alla meta. La raggiungiamo agevolmente, facciamo le foto obbligatorie e puntiamo all'Alpe Chiaro dove contiamo di mettere mano ai viveri. Lo facciamo seduti a un grande tavolo di legno affacciato sull'impagabile panorama del lago.

Si sono fatte le quattro e, anche se al sole si sta una meraviglia, ci imponiamo di percorrere l'ultimo tratto che ci riporta al piccolo borgo del Giumello con le sue graziose baite, in questa stagione, tutte chiuse.

Bianca mi confessa che aveva in mente questo giro da tempo; non immaginava certo che si sarebbe rivelato tanto impegantivo e avventuroso, nonostante l'avessi ben messa in guardia. Sento di doverle fare dei complimenti per la tenacia e lo spirito di adattamento dimostrati ma il meglio che esce dalla mia bocca è un: "Che pellaccia!". Piero, consapevole, sorride sotto i baffi.

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