Sodadura e Cima di Piazzo
Gino torna dall'Africa e invece del mal d'Africa si ritrova col mal di schiena. Chiede quindi clemenza e gli organizzo un giretto ai Piani d'Artavaggio di tutto riposo. Quando usciamo dalla stazione della funivia e vede il Sodadura gli passa tutto e cambiamo immediatamente programma.
Al Sassi-Castelli riusciamo per un pelo a riservare un tavolo per le 13 mentre calziamo i ramponcini. Il cane dei rifugisti fa comunella con Athos e ci segue per un bel pezzo fin oltre la chiesetta alle cui spalle inizia la salita per la cresta.
E' superfluo dire che è sempre avvincente. Oggi poi c'è un fondo compatto che si lascia aggredire senza fare una piega. Ci chiediamo come se la caverà Athos sul piccolo salto di roccia sotto la vetta che ben conosciamo, ma è una preoccupazione inutile: se la mangia in un sol boccone.
In cima c'è un po' di gente che va e che viene e dopo una breve sosta scendiamo per il versante opposto che conduce al Rifugio Nicola. Al bivio per la Cima di Piazzo stuzzico Gino che mi indirizza un paio di battutacce ma poi, è ben felice di dimostrarci di che pasta è fatto.
Assaliamo la seconda cresta della giornata con l'obiettivo di non perderci via troppo perchè son già passate le undici e abbiamo un appuntamento inderogabile ...
Se al Sodadura c'era un po' di traffico, sulla Cima di Piazzo c'è la folla. Una simpaticissima ragazza si fa largo per fare i suoi video e ci fa sloggiare senza tanti complimenti. Scendendo, io e Gino abbiamo un pacato scambio di vedute sull'approccio da usare con queste belle personcine; Ezio si mantiene equidistante e non si pronuncia.
Nelle vicinanze del Rifugio Nicola, Ezio intercetta due noti macinatori di chilometri bergamaschi che, difatti, prima di sera ci rendono edotti della loro performance attraverso i social, senza peraltro minimamente scalfire la nostra autostima che resta altissima.
I dintorni del rifugio si stanno nel frattempo affollando di una simpatica armata Brancaleone di adolescenti. Apprendo da una ragazzina che vengono da Milano e che, per quanto la riguarda, avrebbe fatto meglio a restarci. Tristezza!
Su è giù dalle creste, abbiamo l'impressione di incontrare sempre le stesse facce che ritroviamo ancora ai tavoli del Rifugio Sassi-Castelli al quale giungiamo con precisione svizzera. Tra taglieri, tagliatelle ai funghi e penne al pomodoro innaffiati con vino della casa e birretta, ci imbarchiamo in una bella discussione sul referendum sulla giustizia e sugli sprechi delle Olimpiadi; le nostre opinioni convergono, divergono, si incrociano, ma ne veniamo fuori.
Tendo l'ultima trappola a Gino che fa finta di non capire mentre Ezio intende benissimo: scendere a piedi per recuperare almeno in discesa l'odierna carenza di dislivello. Si rifugia dietro imprescindibili impegni musicali serali che gli impongono di conservare le poche energie residue. Comprensivi come sempre ci avviamo, sollevati, verso la funivia.
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