San Calimero
Siam di nuovo in tre. Tre somari? Tre briganti? Tre moschettieri? Fate voi. Il quarto è il mitico Athos che somaro non è, brigante quanto basta, e dei moschettieri incarna la lealtà.
Ho in mente questo giro e lo propongo ai soci che si lasciano guidare. Lasciamo l'auto al parcheggio di Baiedo dove ferve un certo movimento di zaini, scarponi e sguardi curiosi. Succede spesso che i frequentatori della montagna si riconoscano e si studino a distanza, soppesandosi di sottecchi a vicenda.
Ci inoltriamo verso la Rocca e seguiamo la strada che sale ripida a tornanti verso i prati dei Piani di Nava, sempre curatissimi. Nei pressi di una baita un "paisan", figura sempre più rara, risale il prato seguito dal suo cane meticcio; porta in spalla una slitta di legno che posa a terra di tanto in tanto per rifiatare. Probabilmente avrà qualche fascina da trainare a valle.
Lasciamo il sentiero che ci porterebbe al Rifugio Riva e invece saliamo a sinistra seguendo quello per San Calimero. Un cartello in legno ci conforta: 1 ora e 10 con calma. Molto più in alto il Pizzo della Pieve, in veste decisamente invernale, ci osserva distaccato. Qui di neve se ne comincia a vedere ed è dura e ghiacciata. Ramponcini e via! San Calimero, chiesetta visibile da tutta la vallata grazie al suo inconfondibile tetto in lamiera rossa, ci accoglie deserta e non ce ne duole.
Breve sosta e riprendiamo a salire verso Prabello di Sopra e le sue baite abbandonate. Da qui è tutta discesa, ma si sta facendo tardi e allunghiamo il passo. Non sia mai che poi al Rifugio Antonietta non troviamo più niente! Fortunatamente i nostri timori vengono fugati e il piccolo rifugio ci accoglie con piatti caldi e birre fresche.
Ci restano ancora oltre 5 chilometri di discesa e lasciamo il tepore della stufa per discendere all'Alpe Cova, col suo laghetto, e poi a Cornisella e quindi Monteno. Infine attraversiamo tutta Pasturo per recuperare l'auto al parcheggio. Degli altri escursionisti non v'è più traccia; risucchiati, come noi tra poco, sulla via di casa.
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