Alpe Legnone
Gino è preso dalle sue cose ma Ezio risponde all'appello e ha voglia di vedere qualcosa di nuovo, anche a costo di fare un po' di chilometri.
Nonostante le abbondanti nevicate della scorsa settimana, l'odiato anticiclone africano si è già messo all'opera e sulle nostre montagne se ne vedono gli effetti con le temperature che, alle nostre quote, viaggiano implacabili verso i 15 gradi.
Mi viene in mente il bel giro che feci lo scorso marzo con Sandro all'Alpe Legnone sulle pendici settentrionali del monte omonimo in Val Lesina, valle accessibile da Delebio.
Ci diamo appuntamento al solito chioschetto ma Lecco è ancora tutto un cantiere e lascio la moto dalle parti del distributore. Io ed Ezio ci chiediamo dove diavolo posteggeranno i turisti che verranno inevitabilmente attratti dal nuovo Lungolago, che i vecchi posteggi se li è nel frattempo mangiati tutti. Boh!
Prima tappa a Delebio per acquistare il pass per la strada agrosilvopastorale della Val Lesina. La colonnina posta davanti al municipio ce la elargisce per 5 euro; ci sta. Percorriamo la lunga strada dal fondo in cemento fino ai 900 metri di Osiccio dove lasciamo l'auto in una piazzola di fortuna.
La giornata è nebbiosa ma il radar del meteo svizzero promette che vedremo il sole; ci fidiamo. Da Osiccio, una mulattiera con pendenze impossibili sale per linee dirette verso la località Piazza Calda dove ci si offrono due possibilità: percorrere la Val Lesina lungo la strada che porta fino alla stazione della teleferica, proprio sotto l'Alpe Legnone, oppure salire per sentieri verso Motto dei Larici e quindi all'Alpe.
La volta scorsa, con Sandro, non riuscimmo a scendere per questa via perchè c'era parecchia neve e nessuna traccia di discesa; temendo di fare una brutta "ravanata" tornammo per la strada della teleferica donde eravamo venuti. Oggi ci pare di scorgere qualche traccia di salita e ci azzardiamo. Mal che vada, faremo un buco nell'acqua ... o nella neve.
Calziamo ghette e ramponcini e si parte. Il sentiero, in parte innevato, è altrimenti coperto da un letto di foglie che ci risparmia di "macinare" i nostri artigli da neve.
Sempre immersi nel bosco che comincia a lasciar filtrare i primi raggi di sole, raggiungiamo il Motto dei Larici, sperone di roccia che emerge dalla vegetazione e sul quale ci arrampichiamo. Veniamo ricompensati, oltre che dal sole, da una spettacolare vista sul Legnone e il Pizzo Alto.
Ancora un tratto nel bosco e siamo ai primi prati. Ora la neve è abbondante e sembra abbastanza compatta. Saliamo cercando di tenere il piede leggero su tracce di pedonate e di ciaspole ma, inevitabilmente, di tanto in tanto sprofondiamo lo stesso. L'ultima mezzora ci costa così come quasi tutto il resto della salita.
Finalmente raggiungiamo la croce di legno che si affaccia sulla Valtellina, ormai pressocchè completamemente libera dalle nebbie, alle cui spalle ci aspetta l'Alpe immersa nel sole, nella neve e nel silenzio. Siamo infatti soli e, come tante altre volte, "padroni" assoluti della scena, dominata dalla severa testata della Val Lesina.
Ce la prendiamo comoda: cibarie, foto, contemplazione e persino un giro in altalena. Infine ci decidiamo a lasciare l'Eden e scendiamo sotto la teleferica verso Corte della Galida, dove troviamo la strada. Teniamo i ramponcini per qualche centinaio di metri ma poi giudichiamo che siano ormai superflui e ce li sfiliamo, fissandoli allo zaino per lasciarli asciugare.
Trotterelliamo per una buona mezzora e, come per un riflesso condizionato, porto la mano al fianco dello zaino per assicurarmi che siano ancora lì. Nel farlo, faccio mente locale al fatto che mi pare di non udire il tintinnio di quelli di Ezio; non tintinnano perchè non ci sono più. Gli faccio mollare lo zaino e parte a ritroso a passo di carica.
Io mi siedo su un sasso ad aspettare. Non posso nemmeno cazzeggiare col telefono perchè la batteria è moribonda e vorrei lasciargli completare il tracciamento di Komoot che altrimenti mi resterebbe monco. Passata quasi mezzora, provo a chiamarlo ma risulta irraggiungibile. Dopo un po' provo con un messaggio whatsapp ma non me lo consegna. Intanto il tempo passa e ho la batteria al 2 percento. Termino Komoot che continua a ripetermi che sto andando nella direzione sbagliata: amen!
Intanto è passata un'ora abbondante e comincio a immaginare scenari complessi con lui che nella foga si è fatto venire uno "sciopone", io senza telefono e nessuno nei paraggi su cui contare dal momento che in tutto il giorno non abbiamo visto anima viva. Quando tutto sembra perduto, lo vedo comparire in lontananza coi suoi ramponcini rossi, uno per mano. Mio suocero, buonanima, gli avrebbe detto: "che tte vegna un culp"!
E così, all'insegna del "tutto è bene quel che finisce bene", portiamo a casa la pelle ... e anche i dannati ramponcini.
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