Cimone di Margno e Cima Olino

Si sa che il mese di dicembre può scorrer via senza riuscire a combinare molto tra impegni vari, feste e avversità meteo. Prima che ci sfugga di mano, organizziamo questo giretto al Cimone di Margno con appendice alla Cima Olino, tanto per aggiungere un tocco di novità e qualche centinaio di metri al cammino.

A proposito di novità, avevo notato all'Alpe di Paglio un ristorante che finora era sfuggito ai miei radar, il Trienale, dalle recensioni promettenti e dal carattere "autentico", ma lo troviamo chiuso. Ripiegheremo sul Barettino del Decio dove sappiamo di cadere sempre in piedi e che, a scanso di equivoci, provvediamo a preallertare.

Risolto questo aspetto "secondario", lasciamo il piazzale di Paglio e puntiamo alla vecchia pista da sci che risale ripida fino a incrociare quella che sale dalle Betulle. La seggiovia è in funzione, ma solo perché — come ci spiega un addetto placidamente disteso su una motoslitta — stanno facendo dei collaudi. Un po' spiace percepire la frustrazione di chi investe e si impegna per mantenere in vita questi impianti, a dispetto di un innevamento sempre più carente. Ma forse questo l'ho già scritto in un'altra occasione.

Il cielo è striato da cirrocumuli quando mettiamo i piedi sulla cima, dove sostiamo brevemente per poi scendere verso il Lares Brusäa. Chi mi legge conosce la mia attitudine a perdere pezzi di equipaggiamento: questa volta tocca ai bastoncini, che torno a recuperare rassegnato.

La Cima Olino, in sé, non è niente di che. Il valore aggiunto lo dà il panorama, più aperto di quello del Cimone, che spazia a perdita d'occhio in tutte le direzioni. Guardiamo l'orologio: si è fatto mezzogiorno e un'oretta ci vuole tutta per raggiungere le Betulle. Scendiamo la collaudata strada dai molti tratti in cemento che porta alla sempre bella Alpe Ortighera, dove tagliamo per il sentiero nel bosco che sfocia sui prati delle Betulle. Per l'una siamo dal Decio, unici clienti in questa giornata non proprio accattivante, a fargli compagnia.

Qui dimentichiamo le tristezze culinarie del giro al Segrino e ci riconciliamo con la buona tavola. Ci stiamo così bene, che quando ci alziamo sono già le due e mezza; ma tanto, per tornare all'Alpe di Paglio basta lasciar andare le gambe e la strada ci viene incontro quasi da sola. Come la fine di questo altro anno fantastico. Troppa enfasi? Mah, io conto 26 escursioni per oltre 300 chilometri di sentieri e 20.000 metri di dislivello costellati di bellezza, allegria e aria buona almeno quanto la compagnia ...

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