Monte Due Mani

Il Monte Due Mani è un'altra delle montagne "minori" di Lecco. Non ripeto le considerazioni già fatte parlando del Magnodeno, che ritengo ormai "universali". Del resto, non è detto che anche una meta modesta non possa riservare qualche bella sorpresa.

Assente Gino, offro a Ezio l’occasione di smarcare questa cima che manca al suo carniere, certo che apprezzerà. È un giro che conosco bene, con partenza e ritorno alle Casere di Maggio. Il primo tratto segue la strada bianca verso la Foppa; lungo il cammino incrociamo un montanaro con il suo "biroch" e, poco dopo, ne raggiungiamo la bella baita. Dopo qualche altro tornante imbocchiamo il sentiero nella faggeta, di cui Ezio si riempie gli occhi, fino ad approdare alla Foppa.

Si tratta di un vasto alpeggio che ti coglie all'improvviso, con le baite sparse qua e là. Nella quiete di questo angolo nascosto pascolano liberi diversi cavalli che si lasciano avvicinare e fotografare, quasi fossero consapevoli della loro selvaggia bellezza. Al margine occidentale sorge l'ultima baita, preceduta da una pozza alimentata da una fontana che emette a singhiozzo il suo getto d'acqua cristallina.

Poco oltre, all'incrocio con il sentiero che sale dalle Casere, una palina ospita due cartelli. Il primo indica lo Zucco di Desio, la nostra direzione; l’altro riporta una raccomandazione: "Per cortesia tenere cani al guinzaglio – Grazie", nella quale qualche buontempone ha inserito ad arte "mogli e". In ogni caso la cosa non ci riguarda: oggi non c’è nemmeno Athos e, quanto alle mogli...

Il sentiero per lo Zucco è diretto e guadagna quota velocemente. Una volta in cima, il panorama si apre generoso: lo sguardo spazia dai vicini corni del Resegone fino alle Grigne, che da qui mostrano un profilo insolito, quasi a voler sottolineare che ogni cima, anche la più familiare, ha sempre un volto nuovo da mostrare. In lontananza si scorge già la vetta del Due Mani, dalla quale ci separa ancora una dolce cresta. Percorrendola, facciamo incontri ravvicinati con i camosci: non è la prima volta che ne vediamo sulle montagne lecchesi ma mai così tanti e così vicini. Sembrano imperturbabili, forse consapevoli del vantaggio che conservano nel loro ambiente.

In vetta constatiamo che il vecchio igloo è stato smantellato; pare verrà ripristinato, nonostante le polemiche per i ripetuti atti di vandalismo subiti in passato. Evidentemente la montagna non sana tutti i mali e un cretino resta tale a tutte le quote.

Dopo uno spuntino veloce scendiamo verso l'Alpe Desio, dove confluiscono i sentieri da Morterone, dalla Culmine di San Pietro e la mulattiera per Mezzacca. Imbocchiamo quest’ultima che, con numerosi tornanti, ci porta alla Baita Mezzacca. Ci fermiamo ad ammirarne la composta bellezza — non c'è una virgola fuori posto — e fantastichiamo sulle giornate che vi trascorreremmo se fosse nostra. Non lo è, quindi ci accontentiamo di qualche foto e affrontiamo l’ultimo tratto che ci riconduce alla casella di partenza. Anche per oggi, il "giro dell’oca" è completato.

Commenti