Cima di Eghen e Monte Croce

Gino non riesce a scrollarsi di dosso un brutto raffreddore, cosicchè ci ritroviamo nuovamente senza la nostra fonte di ispirazione. La fantasia ci spinge verso il Cainallo, con l'idea di un bel giro che non scomodi Sua Maestà il Grignone. Pianifico tutto con cura grazie al fido Komoot, ma qualcosa andrà comunque storto.

Al Cainallo neve e ghiaccio sulla strada ci inducono a lasciare subito l'auto per procedere a piedi verso il parcheggio di Vò di Moncodeno, punto di partenza di un anello che dovrebbe toccare tre vette: la Cima di Eghen, il Monte Pilastro e il Monte Croce.

Risaliamo rapidamente fino alla Bocchetta di Prada, ignorando i sentieri per la Bogani e la via della Ganda. Da qui dobbiamo scendere nella Valle di Prada per poi risalire alla Bocchetta di Calivazzo, già incontrata da me ed Ezio nel nostro giro al Monte Palagia con il quale abbiamo aperto l'anno. La neve non è molta, ma passa da pesante a ghiacciata a seconda dell'esposizione; decidiamo quindi di calzare i ramponcini. A tratti, si forma sotto gli scarponi uno spesso "zoccolo" che a ogni passo raddoppia la fatica.

Sarà l'appannamento della vista, ma a un certo punto scambiamo le mete: quella che sembra la Bochetta di Calivazzo è in realtà quella di Verdasca, ben più lontana. Con grande sollievo riconosco a un certo punto lo Zucco Sileggio, teatro di uno dei primi giri con Gino, e rimetto a posto le coordinate.

Da Calivazzo puntiamo alla Cima di Eghen seguendo Komoot, ma la traccia sparisce tra le rocce innevate. Sopra di noi, un camoscio osserva immobile il nostro infruttuoso tentativo di ritrovare il sentiero; non scuote la testa solo perché l’evoluzione della sua specie non è ancora arrivata a tanto. Non ci perdiamo d’animo e, "ravanando" quanto basta, aggiriamo l’ostacolo e guadagniamo la cima. Qui scatta la riflessione: se il buongiorno si vede dal mattino, la cresta verso il Pilastro potrebbe essere un azzardo. Pragmaticamente, decidiamo di lasciarlo al suo destino e puntiamo al Monte Croce per un sentiero a mezza costa, che promette di essere più agevole.

Vuoi per la ravanata, vuoi per lo zoccolo sotto i piedi o per una congiuntura astrale sfavorevole, arrivo alla meta piegato in due. Ezio sembra decisamente più in forma, ma questa è una costante che ha smesso di sorprendermi. Comunque sia, il più è fatto: ci godiamo il sole, i panini e le foto di rito.

Appena lasciata la vetta torniamo in ombra e l'ambiente diventa decisamente invernale. In breve raggiungiamo il Baitello dell’Amicizia, una bella costruzione tra i larici con vista sul lago di cui, fino a ieri, ignoravo l'esistenza. Ezio, per uno svarione mattutino, si ritrova con le ghette spaiate: una rossa e una blu. Con la neve a far da sfondo sembra la bandiera francese, e non posso esimermi dallo scattargli un primo piano.

Scendendo verso il Cainallo notiamo un paio di occhiali abbandonati sulla neve. Mi ingegno a posizionarli su un ramo ben in vista, con tanto di freccia indicatrice tracciata al suolo, incrociando le dita per chi li ha persi.

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