Rifugio Ponti
Questo ottobre continua a regalarci belle giornate; finché dura, le onoriamo.
La proposta iniziale era per la Val Merdarola, sopra i Bagni di Masino, con scollinamento alla Bocchetta del Medaccio verso il Rifugio Omio e rientro ai Bagni. Il giro però appare parecchio impegnativo e con diverse incognite, essendo una "prima" per tutti noi.
Scendiamo a più miti consigli e optiamo per il Rifugio Ponti. Ho un bel ricordo di questo rifugio risalente a oltre quarant'anni fa. Ero con due amici di allora e pernottammo per salire il giorno dopo il Disgrazia: indimenticabile. Ci torno oggi con un’altra età, altri amici, ridotte ambizioni ma pari entusiasmo.
Il viaggio verso Predarossa si trasforma in un’avventura: quando ci accorgiamo di essere in riserva siamo già ben dentro la Val Masino e le ricerche di un distributore si rivelano infruttuose. Inserisco la modalità "piede leggero" e incrociamo le dita: se riusciamo ad arrivare su, al ritorno sarà tutta discesa.
La fortuna ci assiste e alle 9 siamo in marcia. Si parte in piano costeggiando a ovest la zona umida del torrente, una prateria disseminata di passerelle in legno che attraversano i punti soggetti agli allagamenti. Oggi è tutto asciutto, ma i travetti sono ricoperti da una sottile patina di brina che li rende insidiosi. Dopo una breve risalita superiamo una seconda zona umida e iniziamo a guadagnare rapidamente quota. In circa due ore siamo in vista del rifugio, dove siamo le uniche presenze. Il Disgrazia alle nostre spalle ha un aspetto severo, quasi a voler scoraggiare ogni sfida. Dal canto nostro lo rassicuriamo: per oggi può stare tranquillo.
Al sole, beati riempiamo le pance e ritempriamo le forze. Di fronte al rifugio una morena ci invita col suo sentiero di cresta; la percorriamo tutta fino a un balcone roccioso che si affaccia sulla piana di Predarossa, dove le anse del torrente si snodano nella bruna prateria.
Recuperata l’auto, come previsto, raggiungiamo senza patemi il fondovalle. Fatto il pieno, porto gli amici al Chiosco del Ponte, sulle rive dell’Adda. Lo troviamo occupato da una bella compagnia di pensionati impegnati a sfottersi a vicenda, immuni da certe velleità alpinistiche. Noi ci scoliamo le birrette di rito anche se, a onor del vero, il mio era un chinotto; meno "virile" ma ultimamente, quando ho sete lo preferisco.
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