Monte Lago
Questa chi l’ha proposta? Io? Gino? Athos certamente no. Probabilmente Gino, scegliendola tra le tante opzioni in stand-by.
Una splendida giornata di giugno, del resto, non chiede altro che di essere onorata con una nuova ascensione. In realtà per me non è una "prima": oltre trent’anni fa feci qui un’uscita scialpinistica con mio cognato Franco (grado di parentela da lui puntualmente contestato). Ogni tanto ne parliamo ancora, con un misto di soddisfazione e nostalgia.
Raggiungiamo la località Corte Grassa, sopra Albaredo per San Marco, dove lasciamo l’auto. Notiamo un compagno di viaggio oberato da uno zaino smisurato: apprendiamo che farà la "stagione" al Rifugio Alpe Piazza, gestito da suo cognato. Nonostante la zavorra tiene bene il nostro passo ma, del resto, anche la nostra zavorra anagrafica ha il suo peso.
Ci portiamo in quota verso i Cornelli da dove, dietro una svolta, il Monte Lago appare in lontananza con il suo profilo inconfondibile: una lunga cresta, quasi perfettamente rettilinea, che sale verso la vetta. Oltrepassiamo il rifugio, una mandria di vacche al pascolo e un bel baitone isolato su un poggio; dopo un altro breve tratto siamo ai piedi della cresta, che vediamo brulicare di escursionisti. Saliamo senza dannarci troppo, così da dare loro il tempo di abbandonare la cima e lasciarcela in esclusiva. Verso nord si stende la Valtellina; a sud i profili dei monti Pedena e Azzarini verso il Passo San Marco che, prima o poi, potremmo mettere nel mirino.
Durante la discesa Gino si improvvisa geometra e prova a "misurare" il sentiero; la sorte è benevola e gli lascia solo qualche graffietto per ricordo. Al baitone del poggio incontriamo una comitiva di montanari del mercoledì che pasteggia allegramente. Scatto loro una foto di gruppo e gliela giro su WhatsApp: vengono da Desio e hanno l’aria affiatata di chi è abituato a condividere giornate come questa.
Finalmente tornati al rifugio, prendiamo posto all’aperto sotto gli ombrelloni, dato che il sole picchia forte. Ricarichiamo le batterie prima di affrontare la discesa finale, scegliendo una variante tra le baite e i pascoli della Corte Grassa. Peccato che Ezio non sia stato dei nostri; avrebbe senz’altro apprezzato.
Commenti
Posta un commento