Da Portovenere a Riomaggiore

Gino ha voglia di mare e quello più a portata di mano è in Liguria. Ci organizziamo quindi per una due giorni nella zona delle Cinque Terre. Il Capo propone la traversata da Portovenere a Riomaggiore: un percorso adeguato alle nostre gambe, fuori dalle rotte più frequentate ma senza rinunciare al panorama.

Sappiamo che la tratta è lunga, così ci muoviamo presto. Alle 6 sono già da Gino: l'idea è lasciare l’auto a Portovenere, raggiungere Riomaggiore nel tardo pomeriggio e rientrare in battello. Per la notte abbiamo prenotato un appartamentino a Biassa, nell’entroterra.

Alle 10 siamo operativi. Zaini in spalla e Athos al guinzaglio, costeggiamo il lungomare fino al borgo vecchio, tra negozi di souvenir e ristoranti. C’è vita e rischiamo di perdere tempo, cosa che puntualmente avviene: arriviamo sotto le mura del Castello Doria solo per scoprire che da lì non si passa. Ridiscesi al mare, imbocchiamo finalmente il viottolo giusto che risale il versante opposto del castello e si inoltra nella vegetazione mediterranea.

Tiriamo dritto oltre il Rifugio Muzzerone verso Campiglia, dove contiamo di pranzare. Ogni tanto il sentiero si sporge sul blu regalandoci viste mozzafiato, che non hanno nulla da invidiare ai panorami alpini a cui siamo abituati. Campiglia è minuscola e l'unico appoggio è un alimentari-bar dal nome criptico: "Erbo Gianco", un'espressione dialettale che ci siamo dimenticati di farci tradurre.

È già passata l'una quando ci rimettiamo in cammino e non siamo nemmeno a metà strada! Viaggiamo tra i 350 e i 550 metri con continui saliscendi, alternando boschi a spazi aperti. Inizio a sentire un po' d'ansia per l'orario e, preoccupato di perdere l'ultimo battello, metto fretta a Gino.  Lui invece è rilassato e, come si vedrà alla fine, a ragione.

Scolliniamo al Colle del Telegrafo e scendiamo verso Lemmen, dove un'azienda agricola ha riportato la viticoltura sui ripidi terrazzamenti vegliati dalla Cappella di San Bernardo. Ormai vediamo Riomaggiore: dall'alto assistiamo all'attracco del battello al piccolo pontile tra gli scogli. Prenderemo il prossimo e così, verso le quattro, siamo già in viaggio sul mare con largo anticipo. Il cielo si è velato, ma qualche raggio di sole ci accoglie al rientro nella baia di Portovenere.

Recuperata l’auto attraversiamo La Spezia e la sua imponente vocazione militare, costeggiando chilometri di caserme e cantieri. Risaliamo poi verso Biassa, dove ci accoglie la "locandiera" Nausicaa. Dal nome epico, ci scorta a piedi tra i vicoli fino all'alloggio. Dopo una doccia rigenerante, ceniamo alla "Locanda del Gallese", unico presidio in un paese altrimenti silenzioso.

Nausicaa ci confida che il borgo è frequentato dai cinghiali e infatti Gino, uscito con Athos prima di cena, ne incrocia subito alcuni. Pare che l'indomani debba arrivare una troupe della RAI per un servizio, ma poi sapremo che non se ne è fatto nulla.

Prima di andare a dormire stiliamo un piano di massima per l'indomani e individuiamo un percorso ad anello dalle parti di Lerici che si preannuncia assai promettente.

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