Tre Faggi, Zucco di Pralongone e I Canti

Sul mio rapporto con la Valle Imagna dovreste già sapere. Non sorprenderà quindi apprendere che ho trascinato i miei soci in questa bella sgroppata sullo spartiacque tra la "mia" valle e la Val Brembilla.

Si parte dalla piccola frazione di Cà Gavaggio, nel comune di Corna Imagna. Da queste parti molte località assumono il toponimo "Cà <qualcosa>", dove il termine rimanda solitamente a una famiglia originaria del luogo, probabilmente la più antica.

Risalito il bosco alle spalle delle sparute cascine, quasi inaspettatamente usciamo su un vasto pascolo presidiato dalla splendida Cascina Piazzacava. Il verde pianoro è frequentato da gruppi di camosci che pascolano indisturbati. Athos, che è un cane da caccia molto ammodo, finge di ignorarli. Alla sommità del pascolo, in posizione strategica, sorge il Roccolo Berizzi, uno dei tanti roccoli di caccia che fino a pochi decenni fa assistevano, complici, a vere e proprie razzie di uccelli di passo. Ora, ristrutturati, si ergono a testimoniare un tempo che non c'è più.

Proseguiamo risalendo lo spartiacque fino alla località Tre Faggi, così denominata per la presenza di tre faggi monumentali di notevoli dimensioni. Malauguratamente, uno di questi è stato colpito da un fulmine pochi anni orsono e i suoi rami poderosi giacciono mestamente a terra. Poco distante, in posizione dominante sulla valle, sorge una cappelletta cui fanno aureola le 14 stazioni di una Via Crucis, testimonianza della fede che da sempre anima queste valli bergamasche.

Che fare ora? Buttarci nel prato o allungare il giro? L'orgoglio spinge verso la seconda opzione e allora puntiamo a I Canti, rimontando però prima lo Zucco di Pralongione che ci si erge dinanzi. È una bella e lunga traversata su terreni diversi, ora erbosi, ora più accidentati, al termine della quale raggiungiamo la meta designata, presidiata dalla statua di una Madonnina.

Ci accomodiamo in una piccola conca riparata dal vento dove dar fondo alle provviste, affacciati sull'unica macchia di neve residua.

Per il rientro scegliamo un itinerario più basso che ci riporti ai Tre Faggi più comodamente. Tornati ai prati della Cascina Piazzacava ci intratteniamo con un locale, già notato al mattino e che, motosega alla mano, mette ordine in certi suoi boschetti. Seguiamo il suo consiglio e, evitando il ripido sentiero dell'andata, a costo di spendere qualche chilometro in più, trotterelliamo comodamente su una larga carrareccia raccontandoci le nostre cose.

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