Monte Ocone
Il Monte Ocone, dal nome invero piuttosto bizzarro, è una delle tante cime e cimette che collegano Valcava al Resegone. L'ho sentito nominare varie volte senza mai inquadrarlo del tutto.
Mio fratello mi fa sapere che porterà la mamma novantaseienne a fare un giretto al Pertus con relativo pranzo al nuovo Bar Ristorante. Metto insieme le due cose e, dopo averlo pianificato su Komoot, propongo ad Ezio questo giro che ci porterà da Erve al Pertus passando per il Monte Ocone.
A Erve troviamo posteggio in paese e ci incamminiamo verso Nesolio, antica frazione isolata posta a circa 700 metri di quota. All'ingresso del borgo un cartello ne illustra la storia e veniamo così a sapere che nel XX secolo era arrivato a contare fino a 170 abitanti; ora vi è un'unica famiglia residente e si ripopola, parzialmente, solo in estate. Notiamo infatti poche case abitabili mentre la maggior parte è in evidente stato di abbandono. Le esigenze della vita contemporanea mal si accordano con questo isolamento; per quanto se ne discuta, non si è ancora trovata la chiave per invertire la tendenza.
Dal canto nostro non possiamo indugiare oltre perché la strada è lunga e siamo solo all'inizio. Proseguiamo quindi verso Brusà e il valico di Pertulena, sui 1000 metri, presidiato da un bel roccolo di caccia. Prendiamo la strada agrosilvopastorale per il Pertus che poco dopo abbandoniamo, seguendo l'indicazione dipinta su di un masso, e ci inerpichiamo per il ripido sentiero che conduce alla cima. Nei pressi della croce una lapide ci conferma che siamo al "Monte Ocone - 1351 m" con tanto di coordinate geografiche, nel caso uno volesse verificare. Il panorama offre uno scorcio della valle dell'Adda, Carenno ai nostri piedi e la cima del Resegone con il rifugio Azzoni proprio di fronte a noi.
Scesi dalla parte opposta ci imbattiamo nel "Roccolo della Passata", tirato a lustro e con tanto di cartelloni didattici. Lì vicino, si erge un faggio secolare ai cui piedi Ezio si siede, abbracciandolo come un fratello. Più avanti ci imbattiamo nel Convento del Pertus, una volta Grande Albergo Pertus, poi colonia per seminaristi, ormai chiuso da una quarantina d'anni.
Ma tra una meraviglia e l'altra si sta facendo tardi e non vogliamo far patire la fame all'ultranovantenne che ci attende. Risaliamo a passo di carica il Monte Picchetto e finalmente siamo in vista del laghetto del Pertus.
Ci accomodiamo all'interno del ristorante davanti alle grandi vetrate affacciate sul lago e sul Resegone e ci facciamo portare dei bei taglieri accompagnati da una Kuhbacher RED ben fresca. Dopo pranzo, prima di dividerci, la mamma e il suo fido scudiero ci accompagnano per il primo tratto. Noi ripercorriamo a ritroso tutto quanto il percorso — saltando l'Ocone naturalmente — trovando il modo di infilarci in una struttura abbandonata che ci ricorda tanto l'Albergo Pequeno ai Piani di Bobbio (meta di una nostra precedente escursione con Gino).
Ripassando per Nesolio facciamo in tempo, prima di chiudere la giornata, a incontrare proprio l'unica famiglia ancora residente; ci intrattiene, più a lungo di quanto vorremmo, in bilico tra la nostalgia del passato e lo sfogo polemico di chi si sente dimenticato.
Commenti
Posta un commento