Traversata Villa Chiavenna - Chiavenna
A Gino le traversate piacciono. Credo gli diano il senso profondo di essere in cammino verso qualcosa, rompendo la routine dei nostri soliti giri ad anello che ci riportano sempre alla casella di partenza.
Oggi la logistica ci porta nuovamente a Chiavenna. Lasciata l'auto, saliamo sul Postale svizzero che in venti minuti ci deposita appena fuori Villa di Chiavenna, ai margini del lago artificiale. Attraversiamo lo specchio d'acqua sul Ponte delle Vigne (anche se di vigne, onestamente, non ne abbiamo vista l'ombra: forse un ricordo di tempi passati) e iniziamo la risalita sul versante sinistro della valle.
Incontriamo subito il borgo di San Barnaba e poco dopo Canete: sono i primi di una lunga serie di agglomerati che punteggiano il monte. È una sorta di vita "parallela": borghi invisibili e insospettabili dal fondovalle, testimoni di una civiltà rurale tenace e silenziosa che un tempo brulicava di attività.
Il sentiero si snoda tra fitti boschi di conifere, betulle e faggi, aprendosi improvvisamente in radure dove piccole baite riposano nell'ombra e nel silenzio, circondate da tracce di nevicate recenti. Raggiungiamo il punto più alto a Monte Cantone (circa 1300 m), un vasto alpeggio erboso che offre respiro prima di tuffarci nuovamente nel bosco. Attraversiamo località dai nomi arcaici e misteriosi: La Sponda, Motta, Saranga, fino a Pradella. Qui, "occupiamo" una panchina sotto la tettoia di una baita per il nostro pranzo. Athos ci fissa con i soliti occhi languidi, elemosinando bocconi che però seleziona con gusti decisamente aristocratici.
La palina segnaletica indica Uschione a un'ora di cammino. Ci arriviamo finalmente baciati da un sole caldo che avvolge il paese, adagiato su un magnifico pianoro erboso. L'atmosfera è così dolce che quasi ci si dimentica di cosa dice il calendario.
Ma il pezzo forte deve ancora venire: la discesa su Chiavenna. Si percorre un’infinita scalinata di blocchi di pietra squadrati a mano, risalente a un’epoca (tra il XVII e il XIX secolo) in cui Uschione contava più di 300 abitanti. La particolarità unica di questa mulattiera è la numerazione dei gradini. Scendendo, abbiamo notato cifre incise sulla pietra che calano di 100 unità alla volta. Ricordando di aver visto un numero superiore a 2000 vicino alla partenza, il calcolo è presto fatto: un'opera titanica di ingegneria popolare. Nella galleria fotografica vi lascio la prova: il gradino numero 900!
Arrivati a Chiavenna, posati gli zaini, la giornata non poteva che chiudersi nel borgo vecchio con una strameritata, fresa birretta.
Commenti
Posta un commento