Val Poschiavina - Campagneda

Ci sono due motivi precisi per cui questa uscita rimarrà scolpita nella memoria dei GES. Il primo è una liberazione: dopo quattro mesi infiniti, mi sono finalmente sbarazzato di quell’antipatico stent. Dopo la sofferenza della Cima Fontana, rientro ufficialmente in gioco senza "zavorre".

Il caso, o forse un disegno consapevole, ci riporta proprio in Valmalenco. Gino conosce bene la Val Poschiavina e si offre come guida. Partiamo dal parcheggio di Campo Moro, sotto il Rifugio Zoia: siamo a 2000 metri e il freddo del mattino punge, ricordandoci che l'estate è ormai un ricordo. Risaliamo l'imponente muraglione della diga di Alpe Gera e ci addentriamo nella valle, costeggiando un torrente che porta già i segni del gelo.

Raggiungiamo l'Alpe Poschiavina: è deserta, le baite sono chiuse e il silenzio è assoluto. È una sensazione impagabile sentirsi, per un momento, i soli padroni di questo spazio.

Inizia la lunga risalita verso il Pass da Cancian, sfiorando il confine italo-svizzero. Incontriamo un laghetto senza nome, coperto da una sottile lastra di ghiaccio che sembra invitarci a testarne la resistenza; decliniamo l'invito e puntiamo all'ultimo strappo: il Pass da Campagneda. Qui, un portale in legno segna il confine tra la Val Poschiavina e la Valmalenco. È un punto di passaggio di una delle tante SkyRace tanto in voga negli ultimi anni, ma noi questi cieli li affrontiamo al nostro ritmo, lontani dalle folle e dal cronometro.

La discesa verso il rifugio Zoia è disseminata di bellissimi laghetti immersi nelle brulle praterie autunnali e il panorama spazia dalla piramide del Pizzo Scalino alla nostra sinistra alla mole del Disgrazia davanti a noi. 

E qui arriviamo al secondo fatto saliente della giornata. Prima di rimettersi in auto, si sa, certi bisogni fisiologici vanno soddisfatti. Io ed Ezio troviamo un angolo riparato, ma il povero Gino non è altrettanto fortunato: viene "beccato" in pieno da un paio di signore di passaggio che, decisamente poco comprensive, danno il via a una filippica moralista sopra le righe. Che fare? Discutere? No, meglio chiudersi in macchina e scendere i tornanti di Campo Moro sganasciandoci dalle risate.

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