Cima Fontana
Gino ogni tanto pensa in grande. Ammetto che la Cima Fontana non l'avevo mai sentita nominare, ma una rapida ricerca in rete me l'ha fatta piacere subito. C’è solo un piccolo, fastidioso dettaglio: sono reduce da una colica renale e porto addosso uno stent ureterale in attesa di rimuovere il "maledetto" calcolo. Dopo aver saltato un giro in moto in Borgogna, però, la voglia di montagna è troppa: stent o no, non mi tiro indietro.
Partiamo dal parcheggio sotto l'imponente muraglione della diga di Alpe Gera, a Campo Moro. Risaliamo lo sbarramento e costeggiamo il lago, ignorando la deviazione per la Val Poschiavina, per raggiungere la pittoresca Alpe Gembrè. Il sentiero inizia a inerpicarsi deciso verso il Passo Confinale e quello che finora era un fastidio diventa dolore: il "corpo estraneo" non gradisce affatto le sollecitazioni della salita.
A breve distanza dal passo arriviamo al Bivacco Anghileri-Rusconi (di proprietà dell’OSA di Valmadrera) visibile anche a grande distanza grazie alla caratteristica colorazione arancione. Mi arrendo: dico ai soci di proseguire mentre io mi fermo lì, maledendo il fato avverso. Passano dieci minuti, il dolore si placa e la testa ricomincia a spingere: non posso rinunciare ora. Riparto sulle loro tracce e li raggiungo proprio sui primi nevai.
Da qui in poi, solo neve e una costellazione di laghetti alpini, sempre più ghiacciati man mano che guadagniamo quota. Pieghiamo a sinistra verso il nevaio terminale che ci conduce finalmente in vetta, a 3068 metri.
Davanti a noi il mondo cambia scala: le cime del Gruppo del Bernina si dispiegano in tutta la loro imponenza, prossime come sono ai 4000 metri, suerati solo dal Bernina stesso. Sotto di noi, l'incredibile lago glaciale di Fellaria. Rinuncio a trovare le parole: ovunque si volga lo sguardo, è pura meraviglia.
La discesa mi vede provato e a tratti arranco, ma la montagna decide di premiarmi ancora. Catturo con lo smartphone, prima i miracoli cromatici dei fiori d'alta quota tra le rocce, poi l'incontro ravvicinato con uno stambecco solitario che ci osserva imperturbabile, a pochi passi da noi.
Chiudiamo in bellezza con una sosta rigenerante al ristorante Fiore di Roccia a Franscia. Ho recepito il messaggio del mio corpo: finché non risolvo la questione clinica, sarà meglio darsi una calmata. Ma intanto, questa cima ce la siamo portata a casa.
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