Alpe Barconcelli, Laghitt e Rifugio Ariaal
Presi dall'entusiasmo, abbiamo perso di vista il percorso programmato e ci siamo fatti ingolosire da una bella variante.
Ma procediamo con ordine. L'idea iniziale era di salire all'Alpe Barconcelli, laterale della Val Varrone, e quindi raggiungere il Rifugio Ariaal, a noi ben noto dal giro al Pizzo d'Alben.
Partiamo come al solito dalla zona industriale di Premana, macinando i chilometri sulla lunga carrozzabile della Val Varrone. Poco prima dell'Alpe Forno, deviamo a destra verso Barconcelli. È un alpeggio splendido: abbiamo già speso parole sull'amore con cui i premanesi curano le loro baite, ma ogni volta restiamo a bocca aperta davanti a tanta perfezione.
A questo punto, avremmo dovuto prendere il sentiero di mezza costa verso l'Alpe Chiarino. Invece, mi viene la "brillante" idea: "E se salissimo fino ai Laghitt?".
Detto, fatto. Ci arrampichiamo fino alla dorsale che sovrasta la Val Biandino e conduce verso il Rifugio Santa Rita. Ne vale la pena: due minuscoli specchi d'acqua, una cappelletta solitaria e una vista sul Pizzo dei Tre Signori che toglie il fiato. Ci fermiamo per mettere qualcosa nello stomaco, ignari di quello che ci aspetta.
Iniziamo la discesa e, come da copione, mi accorgo di aver perso gli occhiali. Mi tocca risalire faticosamente mentre Ezio mi aspetta in basso, con quel volto perplesso di chi inizia a sospettare che la giornata sarà lunga. Fortunatamente li ritrovo e ripartiamo.
Il traverso dalla valle di Barconcelli all'Alpe Chiarino ci pare interminabile: un’infinità di "su e giù", "dentro e fuori" che sembrano non finire mai. Dietro ogni curva speriamo di avvistare l'alpeggio, e invece appare solo un altro costone di montagna. Quando finalmente raggiungiamo il Rifugio Ariaal, sono le quattro del pomeriggio. Siamo in cammino dalle nove del mattino e ancora ce n'è per cui saltiamo a piè pari il rifugio (a malincuore) e riprendiamo a scendere. Sono le cinque quando esausti togliamo gli scarponi e ci infiliamo in macchina. Alla fine sono 18 chilometri e 1300 metri di dislivello. Gino: ti è andata bene va'!
Commenti
Posta un commento