Alpe Scermendone e Alpe Granda

Oggi, orfani di Ezio, decido di trascinare Gino in Valtellina, sopra Buglio in Monte. L’obiettivo è una doppietta di alpeggi: l'Alpe Granda, dove manco da anni, e l'Alpe Scermendone, un’inedita "prima" assoluta per entrambi.

La giornata inizia con la solita strada stretta e tortuosa che risale da Buglio fino alle case di Our di Cima (dopo aver superato, ovviamente, Our di Fondo: toponimi che sembrano usciti da un libro di filastrocche).

La prima parte della salita non è di quelle che tolgono il fiato per l'emozione: una carrareccia nel bosco, un po’ monotona, che ci porta all'Alpe Merla. Qui, una vecchia costruzione senza tetto ci regala il primo scatto d’atmosfera, con le finestre che inquadrano direttamente le nuvole nel cielo. Proseguiamo con un po' di pazienza finché, quasi all'improvviso, la montagna decide di ripagare il nostro debito di fatica.

In pochi metri il paesaggio cambia drasticamente: ci troviamo sul vasto, magico pianoro dell'Alpe Scermendone. Davanti a noi, in tutta la sua imponenza, si staglia Sua Maestà il Monte Disgrazia con la piana di Predarossa ai suoi piedi. Spremendo al massimo lo zoom del mio Pixel 7 Pro, riesco a catturare persino la sagoma del Rifugio Ponti, a sei chilometri di distanza. Mi concedo questa piccola soddisfazione tecnologica.

Mentre Gino ricarica le batterie, io allungo il passo verso la chiesetta di San Quirico e il Bivacco Scermendone dove scorgo in lontananza i primi esseri umani della giornata. Ma il tempo stringe e l'Alpe Granda ci aspetta.

Per raggiungerla, decidiamo di non rischiare: il sentiero di cresta che scollina dal Monte Scermendone presenta ancora troppa neve e qualche roccetta che, con Athos al seguito, preferiamo evitare. Torniamo sui nostri passi fino a una sorgente, dove imbocchiamo un comodo sentiero che in mezz'ora ci deposita finalmente all'Alpe Granda.

La scelta della meta non è casuale. Ricordavo un rifugio in legno accogliente e, infatti, non veniamo delusi. Ci accomodiamo affamati: Sciatt per scaldare i motori, pizzoccheri per Gino e brasato con polenta per me.

Ripartiamo belli carichi ma forse non lucidissimi e sbagliamo strada. Dopo un po' ci accorgiamo che invece di scendere stiamo ancora salendo. Invertiamo a U e questa volta siamo su quella giusta. Trotterellando senza fretta chiudiamo l'ennesimo anello sotto l'Alpe Merla e in men che non si dica siamo al capoilinea. Dovremo tornarci con Ezio!

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