Val Calolden e Coltignone

Prima che venisse tracciata la carrozzabile che sale da Ballabio, la Val Calolden era la vera porta d’accesso da Lecco verso i Piani dei Resinelli. Oggi abbiamo deciso di riscoprirla partendo da Laorca, proprio dal tornante in fondo al paese.

Il sentiero risale fedelmente il corso del torrente fino quasi alle sue sorgenti. Lungo la salita, lo scorrere dell'acqua fa da costante colonna sonora, riempiendo numerose pozze cristalline. Alle quote più basse la natura è in pieno risveglio: il sole filtra tra i rami e accende i muschi di un verde smeraldo quasi irreale.

Quando usciamo sui prati dei Resinelli, compare la prima neve. Puntiamo verso il Rifugio Rocca-Locatelli, che lasciamo per dopo, passiamo sotto il discusso grattacielo e ci addentriamo nel Parco del Valentino. È qui che Ezio si gode lo spettacolo: il tappeto bianco della neve contrasta con i tronchi scuri dei faggi e le prime, timide gemme baciate dal sole.

Raggiungiamo il nuovo Belvedere. È una struttura che può piacere o far inorridire: di certo ha moltiplicato l'afflusso di curiosi attirati dai social, ma personalmente ne avrei fatto volentieri a meno. Lasciato il "pontile", proseguiamo verso la meta finale: il Monte Coltignone. Uno sguardo rapido al panorama e torniamo sui nostri passi verso Cima Paradiso, con Athos che scorazza felice nel bosco.

Per chi non c'è mai stato, la sorpresa in Cima Paradiso è grande: la piramide della Grignetta esplode davanti agli occhi in tutta la sua maestosità. Un tempo qui arrivava lo skilift che saliva dai Piani, come testimoniano i resti di un plinto in cemento ormai sommerso dai ricordi.

Scendendo lungo la vecchia pista da sci innevata, notiamo tra gli alberi un fotografo armato di reflex e cavalletto. Ezio ha l'occhio lungo e lo riconosce subito: è Mauro Lanfranchi, l'uomo che da decenni immortala la bellezza delle nostre montagne.

Per l'ora di pranzo ci rifugiamo al Rocca-Locatelli. Nonostante un po' di confusione, il servizio è veloce, il menù ottimo e il prezzo onesto: quanto basta per farci perdonare la folla. Il ritorno a valle non regala altro, se non le nostre solite quattro "balle" che ci accompagnano fino a Laorca.

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