Sasso di Musso

Ogni tanto bisogna vincere la pigrizia, smettere di macinare i soliti sentieri di casa e spingersi oltre i confini del lecchese e della Valsassina. Così, dopo il consueto ritrovo al chioschetto del lungolago, puntiamo la prua verso Dongo. Il "Capo" ha proposto il Sasso di Musso: una meta che né io né Ezio abbiamo mai sentito nominare, ma l'incognita aggiunge quel pizzico di avventura che non guasta mai.

Raggiungiamo con pochi tornanti la chiesa di San Gottardo, affacciata come un balcone sul blu del lago. Lasciata l'auto e infilati gli scarponi, affrontiamo la salita. In un’oretta siamo ai Prati della Corna, dove Gino ed Ezio sfoggiano concentrati le loro posizioni di yoga. Io li imito goffamente, poco convinto.

Facendo una piccola deviazione saliamo ora al Monte Crocetta e ci affacciamo sul lago sorvegliati da un non meglio identificato rapace. Ripreso il sentiero, percorriamo tutta la dorsale che, con dolci pendenze, ci conduce alla nostra meta, insolitamente orfana della canonica croce di vetta. Probabilmente la posizione, non direttamente visibile dal paese di Musso, ha favorito la collocazione della croce sul Monte Crocetta che, seppur più in basso, invece lo domina.

Scendiamo velocemente alla chiesetta di San Bernardo, punto di partenza per l'ascensione al Monte Bregagno del quale ogni tanto vociferiamo ma che ancora ci manca. Ci piazziamo su bei tavoli al sole ma l'aria è frizzante e, consumati i viveri, ci affrettiamo a riprendere il sentiero che in breve diventa strada agrosilvopastorale e ci conduce a Pisa (non quella della torre, evidentemente). 

Da Pisa, abbandonata la strada, imbocchiamo un lungo sentiero semipianeggiante che ci riporta ai prati della Corna chiudendo l'anello. Non resta che l'ultimo tratto, invero un po' noioso, ed anche questa è fatta.

Bravo Gino: bel giro e ottima scoperta!

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