Pizzo d'Alben
Non so come ci siamo riusciti, ma questa volta ci siamo superati. Riguardando a posteriori il tracciato su Komoot, mi accorgo che, tra grandi e piccoli, siamo stati capaci di disegnare ben cinque anelli nello stesso giro. Una geometria escursionistica che nemmeno noi avremmo saputo pianificare a tavolino!
La meta di oggi è il Pizzo d'Alben. Mi ero imbattuto più volte in questo nome dal suono così "alpino" studiando le cartine della zona di Premana, e oggi è finalmente arrivato il momento di calcarci sopra gli scarponi.
Partiamo dalla zona industriale di Premana, dove trovare parcheggio è un’impresa degna della scalata che ci aspetta, nonostante sia un giorno feriale. Puntiamo verso il Rifugio Ariaal, una meta che Gino conosce bene per esserci stato con Livio, suo amico e maestro di chitarra. Mentre il versante opposto della Val Varrone e il borgo di Premana sono già baciati dal sole, noi camminiamo nell'ombra, attraversando gruppi di baite perfettamente curate. I premanesi sono giustamente orgogliosi dei loro innumerevoli alpeggi: qui, praticamente ogni famiglia ha la sua "seconda casa" d'alta quota, tenuta come un gioiello.
Ignoriamo momentaneamente il rifugio e puntiamo più in alto, verso l'Alpe Chiarino, immersa in un gelo pungente. Alle spalle delle ultime baite, il sentiero punta dritto alla vetta dell'Alben. Essendo il versante esposto a Nord, la neve ha tenuto bene, costringendoci a percorrere l'ultimo tratto quasi "in trincea". Ma lo sforzo è ripagato: in vetta il sole ci accoglie insieme a un cielo terso e a un panorama che spazia su tutta la valle.
In discesa, guidati più dal caso che dalla bussola, imbocchiamo diverse varianti che ci portano, decisamente affamati, al Rifugio Ariaal. Ad accoglierci troviamo una cucina "non convenzionale" e la storia curiosa dei ragazzi che lo gestiscono: liguri, approdati tra queste montagne per vie misteriose, carichi di gioventù ed entusiasmo. Hanno grandi progetti, come la ristrutturazione delle vecchie stalle vicine per farne spazi di ospitalità.
Per il rientro scegliamo la carrareccia: più comoda del sentiero e decisamente più adatta alle nostre chiacchierate di fine giro. Rispetto alle ultime uscite abbiamo alzato l'asticella del dislivello, giusto per ricordare a noi stessi, che abbiamo ancora diverse cartucce da sparare.
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