Frasnedo
Ogni volta che il pensiero corre a Frasnedo, la memoria torna inevitabilmente alla prima volta che ci misi piede con gli amici di Calolzio, guidati dal caro Cecco. È proprio in quell'occasione che scattammo la foto che lo ritrae e che ora, dalla Val Biandino, guarda fisso verso la cima del Pizzo dei Tre Signori.
Propongo questa meta, che conosco come le mie tasche, ai soci. Come da copione quando puntiamo verso il lago, il ritrovo è al chioschetto del lungolago: un tempo, prima che aprissero il tunnel di Lecco, la parola d'ordine era "ci vediamo alla Texaco", il vecchio distributore di allora.
A Verceia recuperiamo il pass per la strada a pagamento che risale la Valle dei Ratti fin quasi a incrociare il Tracciolino: un "aiutino" logistico che ci risparmia un bel po' di fatica. Superata la celebre ferrovia in quota, saliamo immersi in un caldo sole verso il borgo, disteso in una posizione soliva che sembra fatta apposta per godersi la valle. Da Frasnedo la valle prosegue, lunghissima, fino alla Capanna Volta — ci andai anni fa sotto una spolverata di neve — punto di partenza per il Ligoncio.
Le nostre ambizioni odierne sono decisamente più terrene, ma visto che è ancora presto decidiamo di allungare il passo verso la Forcella di Frasnedo, che si affaccia alle spalle del paese con una vista spettacolare sulla selvaggia Val Codera.
Ma lo stomaco chiama: è ora di scendere e infilare le gambe sotto il tavolo del Rifugio Frasnedo. Gino, per la verità, non ne conserverà un ricordo memorabile: quegli gnocchetti devono avergli dichiarato guerra, visto che gli risulteranno indigesti per tutta la notte a venire.
Affrontiamo la discesa e, come sempre, con più fiato in corpo che durante la salita. Ne approfittiamo per imbastire discussioni infinite, che si spegneranno solo una volta risaliti in auto, quando la stanchezza, finalmente, prende il sopravvento.
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