Alpe Campo
Questa uscita è passata alla storia del gruppo per il freddo. Freddo, freddo e ancora freddo. L'Alpe Campo si nasconde infatti in una valle laterale della Val Bodengo completamente "roversa": nel gergo alpinistico significa che è dal lato sbagliato del sole o, più semplicemente, volta a Nord. E a fine novembre, "Nord" vuol dire freddo.
Partiamo dalla località Pra Princè immersi nell'ombra e nell'ombra restiamo per tutto il tempo, prima lungo un tratto quasi in piano, poi su un sentiero che s'impenna deciso verso l'Alpe, circondata da cime granitiche dove svetta il profilo del Pizzo Ledù.
Salendo ci imbattiamo sul sentiero nella carcassa di un animale selvatico, irriconoscibile, dilaniato dai denti aguzzi di qualche predatore, probabilmente un lupo. Athos la guarda curioso.
Non appena mettiamo piede all’Alpe, abbiamo la gradita ma effimera sorpresa di vedere un raggio di sole: indovina un incastro perfetto tra le pareti delle cime soprastanti, regalandoci qualche bello scatto e un attimo di luce, prima di sparire lasciandoci di nuovo al gelo. Saremmo anche muniti di panini e tè caldo, ma il Capo è in condizioni critiche: la sua mascella non risponde più ai comandi e farfuglia qualcosa di simile a "fddo" e "ndamo". Messaggio ricevuto: non è aria di picnic.
Un capitolo a parte meriterebbe Athos. Lui è sempre, perennemente a suo agio; che sia caldo, freddo, salita o discesa, neve o boschi, lui sprizza gioia, specialmente se c'è della cacca o del fango in cui rotolarsi. È proprio di un’altra specie.
Dicevamo: nemmeno il tempo di arrivare che siamo già in ritirata. Al termine della lunga discesa mi viene la brillante idea di avventurarmi nel torrente Boggia per qualche scatto audace. Risultato? Tradito dal ghiaccio, finisco dritto in acqua inzuppandomi per bene il sedere e "ricamando" lo schermo del cellulare che ancora oggi ne porta i segni.
Sono passate le due quando riguadagniamo la macchina e l'idea di addentare panini gelati ci attira quanto un bagno nel Boggia. Fortunatamente, lungo la strada della Val Bodengo, scorgiamo una trattoria isolata che sembra aperta: è la Trattoria Dunadiv. Finalmente al caldo, ci facciamo portare — udite udite — i soliti taglieri e le birre di ordinanza. Il gestore è un vecchio cacciatore dalla lingua lunghissima: della metà delle sue storie non vi è certezza, ma la sua parlantina tiene compagnia e aggiunge un tocco di colore a questa fredda giornata.
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