Rifugio Longo e Lago del Diavolo
Siamo partiti malissimo. Giunti a Carona, cerchiamo in paese un alimentari per recuperare qualche panino, ma così facendo il nostro navigatore si incarta. Per raggiungere il parcheggio in cima al paese, ci indirizza su per una stradina che diventa man mano più stretta e ripida, senza alcuna possibilità di manovra. La C3 di Ezio teme seriamente di fare il suo ultimo viaggio.
Fortunatamente, "aggiustando" in qualche modo il fondo stradale, spostando pietroni e con mille precauzioni, pian piano ne veniamo fuori. La salita, seppur lunga, è certamente meno problematica: il rifugio è infatti raggiunto da una comoda carrabile. Anche troppo comoda, tanto che decideremo di tornare per altra via.
Giunti al rifugio, io ed Ezio giudichiamo che sia un peccato non salire al Lago del Diavolo, che si trova a poca distanza. I fatti ci danno ragione: il lago, dominato dalle cime gemelle del Monte Aga, vale tutta la fatica. Dopo esserci ricongiunti con il Capo, mangiamo (fin troppo) all'aperto.
Per evitare la noiosa carrabile, scendiamo per declivi erbosi e, con un largo giro, raggiungiamo il Lago del Prato. Qui ci concediamo una pausa e assistiamo alle effusioni amorose di Athos verso il suo capobranco. Dobbiamo però darci una mossa, perché ci attende ancora più di un’ora di discesa. Alla fine, quando lo spengo, Komoot conta 18 chilometri. Ah, però!
Commenti
Posta un commento