Zucco Sileggio

Ci sono giorni in cui le gambe vanno da sole, leggere e sicure, e altri in cui sembrano diventare di legno. Oggi per Gino è proprio una di quelle giornate: i muscoli sono rigidi e proprio non ne vogliono sapere di stargli dietro.

Mi ha proposto lo Zucco di Sileggio, un balcone sopra Mandello che a me è ancora del tutto sconosciuto. Lasciamo l'auto a Somana e, dopo aver incrociato e superato il Sentiero del Viandante, imbocchiamo la traccia che comincia subito a "tirare" senza complimenti.

Io ho un buon passo, Athos come al suo solito è instancabile e fa la spola avanti e indietro mentre Gino, capisce subito che sarà una lunga battaglia. Mi confessa che a volte, prima di un’escursione, il sonno lo tradisce, lasciandolo senza quella spinta necessaria per carburare. Io, che con il sonno a intermittenza ci convivo normalmente, fatico a cogliere il nesso, ma la montagna insegna che ogni alpinista è un mondo a sé e ognuno funziona a modo suo.

Salendo, il paesaggio cambia e incontriamo la prima neve. Procediamo "a elastico", aspettandoci e recuperando, finché finalmente raggiungiamo la meta. Lassù, il sole e il panorama che spazia dalle Grigne al blu profondo del lago sono il miglior rimedio possibile: ci ritemprano lo spirito e, dopo uno spuntino veloce, siamo pronti a rimetterci in cammino verso Era.

La discesa ci riporta presto in ombra, creando un contrasto quasi magico con il versante opposto della valle: là, il sole accende ancora i colori tardo-autunnali del bosco, facendo brillare le rocce grigie contro il candore della neve e l'azzurro terso del cielo.

Superiamo la chiesetta di Santa Maria, arroccata come una sentinella su uno sperone che chiude la valle, e ci lasciamo guidare verso il basso da una bella mulattiera, accompagnati dagli ultimi, caldi raggi di sole che ci riportano al punto di partenza.

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